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Apertura del festival “Contrasti” al Castello del Buonconsiglio con il Motocontrario Ensemble. Due concerti. Il primo, giovedì 24, sulla Russia musicale del ‘900, stretta nella morsa dello stalinismo e del regime, eppure creativa, con autori di grande interesse, come Ustvolskaya e Denisov. E il secondo, il 25 aprile, su musica e resistenza, su autori che in Europa hanno sofferto le persecuzioni dei vari fascismi.

24 aprile 2014
20:00a22:00
25 aprile 2014
20:00a22:00

 Due concerti aprono il festival “Contrasti” al Castello del Buonconsiglio, il 24 e il 25 aprile. Un primo concerto, il 24 aprile (a partire dalle ore 20.00 alla Sala Grande del Castello), sulla Russia musicale del ‘900, stretta nella morsa dello stalinismo eppure creativa, nelle forme del plurilinguismo ironico o anche di personalissime fughe in paesaggi vuoti e ridotti, dove la voce del potere non può arrivare. Il secondo concerto, il 25 aprile (sempre dalle 20.00 alla Sala Grande), per la Festa della Liberazione, dedicato ai temi della Resistenza e dei fascismi in Europa. I due concerti sono tenuti dal Motocontrario ensemble, che organizza il festival insieme al Castello del Buonconsiglio.

Apre il Festival “Contrasti”, che si svolge al Castello del Buonconsiglio dal 24 aprile al 19 giugno, con due eventi di particolare interesse. Il primo concerto, quello inaugurale, è dedicato ad autori russi del ‘900, e apre una finestra ricca, intensa sui linguaggi compositivi che attraversano il secolo in Russia, nel condizionamento forte del potere sovietico, e dei ferrei indirizzi di politica culturale. In un tale contesto le creatività individuali devono trovare la strada di una soluzione creativa. Agli inizi rivoluzionaria e trasgressiva, poi deve conformarsi a certi tratti richiesti dal potere per l’arte. L’opera assume così delle maschere e registra la sua originalità attraverso lo strumento dell’ironia, come accade in Dmitri Schostakovich. Oppure, più seriamente, avanza radicalmente l’intenzione di soffocare ogni istanza dell’io espressivo, con un linguaggio ridotto, arcaico, nudo e quasi vuoto, come nella Ustvolskaya dei Preludi per pianoforte. Anche l’ultimo Schostakovich, come nell’ultima sua opera, la Sonata per viola e pianoforte, si farà meditativo e introflesso, contemplativo di paesaggi nudi, senza indulgenze espressive. C’è anche, nel concerto, la generazione più giovane, rappresentata da Edison Denisov, che si ritrova attiva negli anni stagnanti di Breznev, e avanza le richieste di voci nuove, con azioni forti di pressione culturale. Da qui una musica densa di forza sonora, di aspirazioni sperimentali, come accade in Denisov e nella sua Sonata del 1970 per sax e pianoforte.  Il Motocontrario ensemble offre questo concerto giovedì 24 giugno  a partire dalle ore 20.00, alla Sala Grande del Castello del Buonconsiglio. Il concerto è preceduto da una conversazione con Cosimo Colazzo, sulle sorprese e gli spiazzamenti del linguaggio compositivo di Galina Ustvolskaya, capace di dire, nella sua forma, l’orrore senza redenzione dello stalinismo.

Il giorno successivo, 25 aprile, per la Festa della Liberazione, sempre a partire dalle ore 20.00, e sempre alla Sala Grande del Castello, un concerto dedicato ai temi della Resistenza e della musica. Non solo la resistenza italiana, ma le resistenze europee contro il nazismo e il fascismo. Dall’italiano Vittorio Rieti riparato negli Stati Uniti per sfuggire alle persecuzioni razziali, al cecoslovacco ebreo e comunista Erwin Schulhoff, morto in Germania in un campo di concentramento, al greco Dimitri Nicolau fuggito in Italia e fiero oppositore della dittatura dei colonnelli, al portoghese Fernando Lopes-Graça oppositore irriducibile del regime fascista di Salazar. Anche in questo caso un incontro culturale precede il concerto, con Cosimo Colazzo, sui temi di musica e resistenza, musica e regimi dittatoriali, musica e censura.

L’ingresso, per tutti gli eventi, è libero.

A partire da questo link, il Programma di sala degli eventi del 24 aprile 2014.

Da questo altro link, il Programma di sala degli eventi del 25 aprile 2014.

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Info:

press@buonconsiglio.it

motocontrarioensemble@gmail.com

Notizie anche su facebook: https://www.facebook.com/motocontrarioensemble

Compositori e dittatura, musica e censura. I linguaggi della resistenza possono essere molto diversi, come dimostrano i casi di Fernando Lopes-Graça e Galina Ustvolskaya, rispettivamente nel Portogallo fascista e nell’Unione Sovietica di Stalin

10 ottobre 2013
17:30a19:00

Cosimo Colazzo tiene una conferenza nell’ambito di Mondi Sonori, festival di musica del ‘900 e contemporanea, e dello spazio dedicato a seminari e laboratori dal titolo “Conto aperto”, il tutto organizzato dal Conservatorio di musica di Trento. La conferenza è dedicata al tema di musica e censura, nella chiave di due autori: Fernando Lopes-Graça, resistente nei confronti della dittatura fascista di Salazar in Portogallo; e Galina Ustvolskaya, che introietta – questa un’ipotesi dello studio – nel suo linguaggio massimamente ridotto e compresso, il senso della censura staliniana.

In programma, giovedì 10 ottobre, alle ore 17.30, al Conservatorio di musica di Trento, Palazzo Consolati, V. S. Maria Maddalena 1.
Conferenza, L’arte che resiste. Esperienze compositive in contesti di censura e dittatura. Fernando Lopes-Graça. Galina Ustvolskaya.
Relatore: Cosimo Colazzo

Uno studio di Cosimo Colazzo, al X Convegno di Analisi e Teoria Musicale. Indaga la musica di Galina Ustvolskaya, compositrice russa del ‘900, allieva di Shostakovic, ma anche autrice originalissima, con poche distillate opere, che ci interrogano dal lato di una feroce riduzione del linguaggio. Nello stesso convegno, un’altra relazione di un’altra studiosa trentina, Valentina Massetti, sempre sulla musica del ‘900, e in particolare sul linguaggio di Morton Feldman.

Cosimo Colazzo è autore di uno studio dedicato alla musica di Galina Ustvolskaya (1919-2006), che presenta al X Convegno di Analisi e Teoria Musicale  – in svolgimento a Rimini, presso l’Istituto Superiore di Studi Musicali “Lettimi”, dal 4 al 6 ottobre, organizzato dal GATM, Gruppo di analisi e teoria musicale. La compositrice russa è stata studentessa (sino al 1947) di Shostakovic, a Leningrado. Si rende autrice di una musica personalissima, fatta di pochi elementi ridotti a una dimensione basica, soggetti di uno scorrimento temporale neutro e come a un’unica dimensione. Una musica interrogativa, perché si propone, nel suo essere ai limiti dell’afasia, in un contatto bruciante con il vuoto e con il nulla. Interroga con il suo senso spiazzante, e propone anche la questione del metodo e delle tecniche di analisi che possano trovare un contatto e comunicare con essa. La relazione, che Colazzo tiene nel pomeriggio di venerdì 4 ottobre, si occuperà di disegnare il profilo dell’opera della Ustvolskaya, anche attraverso l’analisi, tramite alcune tecniche individuate come pertinenti, dei Preludi per pianoforte.

Nello stesso convegno, un’altra studiosa trentina, Valentina Massetti, formatasi al Conservatorio di Trento e all’Università di Venezia, presenta una relazione (sempre venerdì 4 ottobre), che analizza il  linguaggio del compositore statunitense Morton Feldman, e in particolare un’opera di teatro musicale, su testo di Beckett, Neither. La ricerca di Feldman, attraverso una scrittura che è molto sottile, attenta alla dimensione minima delle trasformazioni,  si propone di portare l’ascolto verso questo discrimine, che si pone innanzitutto tra suono e silenzio, e che nelle composizioni di Feldman diventa un territorio esteso, ricco di suggestioni.

Qui il PDF del programma del Convegno

Uno studio di Cosimo Colazzo su musica e potere, su musica e censura, e sul linguaggio compositivo di Galina Ustvolskaya, all’Università di Copenaghen

6 giugno 2013a8 giugno 2013

Uno studio di Colazzo su musica e potere, su musica e censura, e sul linguaggio compositivo di Galina Ustvolskaya, compositrice di Leningrado, che ha vissuto il clima della censura staliniana delle arti e della cultura, viene presentato il prossimo 7 giugno all’Università di Copenaghen, nell’ambito di un importante Convegno internazionale dedicato ai temi della creatività musicale e della censura politica. Nella sua ricerca Colazzo evidenzia il rapporto perverso che si crea tra censura e creatività nel linguaggio ridotto, fatto di ossessive ripetizioni, e a volte esploso in violenti cluster, della compositrice.

“La donna col martello”. Con questa immagine è stata anche sintetizzata l’esperienza musicale e creativa di Galina Ustvolskaya, compositrice di Leningrado, nata nel 1919 e morta in tarda età nel 2006. Allieva di Dmitrij Shostakovich, si è poi allontanata dall’ex maestro, di cui non ha condiviso la tendenza alla manipolazione dei linguaggi, alla stratificazione e all’occultamento del proprio personale linguaggio, della verità artistica, per evitare scontri problematici con il potere sovietico.

Della musica di Galina Ustvolskaya si occupa uno studio di Cosimo Colazzo (docente di Composizione al Conservatorio di Trento e membro dell’équipe del CESEM, centro di ricerca dell’Universidade Nova di Lisbona) dal titolo “Censorship and Creativity: Ustvolskaya’s compositional language” (Censura e creatività: il linguaggio compositivo di Galiana Ustvolskaya), che viene presentato il prossimo venerdì 7 giugno all’Università di Copenaghen, dove, dal 6 all’8 giugno si tiene un importante convegno internazionale dal titolo “Researching Music Censorship conference”

Il Convegno è organizzato da una rete internazionale della ricerca, che si occupa dei temi dei rapporti tra musica e potere, tra musica e censura. Questa rete riunisce soprattutto università e ricercatori dell’area nord-europea, fondamentalmente da quattro paesi, e cioè Danimarca, Finlandia, Svezia e Norvegia. Ma è allargata anche ad altri autori e ricercatori che da altri ambiti hanno sviluppato studi sui temi che costuiscono il focus del progetto.

In questo senso si colloca l’intervento di Colazzo, che tra i suoi interessi di studioso annovera anche quelli dei rapporti tra musica e società, tra musica e politica. Inoltre tra gli autori che tratta, dal punto di vista analitico-compositivo, e anche come interprete, c’è la Ustvolskaya, rispetto a cui risulta necessario approfondire le questioni dei rapporti tra arte e politica in epoca staliniana e più ampiamente sovietica.

Shostakovich costituisce l’esempio di un autore che ha subito il peso della censura (in due occasioni soprattutto, negli anni ’30 e negli anni ’40), venendo accusato, per la sua musica, di essersi allontanato dallo spirito nazionale e dalla cultura del popolo sovietico. Egli ha sviluppato, in queste occasioni, che erano mortalmente rischiose per lui (dietro l’angolo c’era il carcere, il gulag), la capacità di introiettare le accuse, di fare ammenda, sviluppando nel contempo un linguaggio che si innerva della capacità della stratificazione, dell’occultamento. In superficie certi aspetti prediletti dal potere, ma poi contesti che li rivelano nel loro carattere artefatto, e quindi l’attivazione dell’ironia e del sarcasmo.

Ustvolskaya, che è stata allieva ammirata di Shostakovich, si allontana presto dal maestro. Non condivide quest’atteggiamento, che gioca sul piano della duplicità, della doppiezza. La sua moralità è compatta e assoluta. L’arte è dedizione assoluta. L’individuo è solo. La solitudine sa presentare la possibilità di un linguaggio autentico, che l’artista deve ricercare per tutta la vita. Perciò ha ammesso poche opere nel suo catalogo. Le altre, anche quelle di occasione, scritte per sopravvivere (e non mancano di celebrative del potere sovietico), le ha distrutte.

Il suo linguaggio, in questa tensione utopica verso l’assoluto e la verità, si fa essenziale. E’ molto ridotto, poverissimo, scarno. C’è una forte censura rispetto a ogni espressività, a ogni mediazione, che possa allontanare dal centro utopico della verità ricercata. In questo senso – sostiene lo studio di Colazzo – si crea un transito paradossale tra la censura politica e sociale del contesto della vita ordinaria della Ustvolskaya (che è sempre rimasta nella sua Leningrado, e solo in tarda età ha viaggiato in qualche rara occasione all’estero, per seguire qualche concerto con sue musiche), e la sua creatività, che continuamente mette in discussione ogni acquisizione, per ridurla, relativizzarla. C’è una forte censura, da parte della compositrice, dell’io e della sua espressività. Perché l’obiettivo è sempre oltre. Evita, per questo, ogni ridondanza, ogni compiacimento. Ripete soprattutto. L’ossatura delle figure è scheletrica. Il suo linguaggio diventa quasi petroso, quasi afasico nella rinuncia a ogni espressività che veli il senso ultimo delle cose. La sua musica è continuamente interrogativa. Per questo attinge a cluster violentissimi e ribaditi senza sosta, sin quasi a generare un rifiuto del tempo, dell’ascolto. E’ un’esperienza limite, che tiene in un paradossale rapporto la radice russa del nichilismo e una vocazione spirituale verso l’Altro radicale, il Dio che ci è ignoto e che solo in queste forme, assolutamente non logiche, non mediate, può essere raggiunto.

A partire da questo collegamento:

Il programma generale del Convegno.

Gli abstract di tutti gli interventi, tra cui quello di Colazzo.

 

 

Una conferenza, di Cosimo Colazzo, sulla musica di Galina Ustvolskaya

14 dicembre 2012

Cosimo Colazzo, nell’ambito del ciclo “Incontri di analisi e composizione”, organizzati dal Conservatorio di musica “F.A. Bonporti” di Trento, tiene una conferenza, alla sede di Riva del Garda del Conservatorio (Largo Marconi 5), venerdì 14 dicembre alle ore 16.00, dedicata all’opera di Galina Ustvolskaya, compositrice russa del ‘900, che è stata allieva di Dmitrij Šostakovič, e che, con un catalogo non ampio, realizza un percorso compositivo personalissimo.

Così Colazzo offre un quadro e un profilo, in sentesi, dell’esperienza artistico-creativa della Ustvolskaya.

“In Galina Ustvolskaya (1919-2006) si riscontra una ricerca compositiva molto originale che tende a una forte riduzione del materiale verso un ideale di drastica essenzialità. Gli scorrimenti di questo materiale si fanno in un campo aperto ma non in una dimensione di libera florescenza, di esuberanza generativa, bensì in disposizioni sorvegliate e marcatamente ripetitive.

Il discorso musicale non si organizza in ordini propositivi. C’è un ordinamento, ma è sempre precario, soggetto anche a intrusioni violente. E’ il senso stesso della composizione che viene in dubbio.

Le dinamiche sono dolci, sfiorate, in pianissimo, o molto spesso martellanti, in una dimensione interrogativa urlante, lancinante. Così anche l’uso di certe formule ricorrenti, i cluster sonori, durissime e violente macchie appese a profili.

La composizione timbrica si propone fuori da ogni ordine conosciuto e mette insieme strumenti lontani, nella loro nuda presenza non mediata.

Ciò che viene rifuggito è proprio il senso della mediazione. C’è bisogno di spogliare il linguaggio del suo carico storico ordinante e progettuale, per poter pervenire a una dimensione originaria, che è una dimensione spoglia, come delle prime prove, dei primi giorni. C’è la volontà di cantare la parte ignota o dimentica del linguaggio, quella che noi sentiamo ormai come altro da noi, un’alterità assoluta.

Qui c’è l’ansia spirituale del linguaggio della Ustvolskaya, la volontà, la necessità di incontrare  l’Altro assoluto, e il senso del silenzio, anche dell’impossibilità di un tale incontro.

Fare silenzio rispetto alla voce ordinaria è necessario. La sua musica attende a un ideale di assoluto pauperismo, di riduzione della figura, di riduzione assoluta e radicale del discorso. Ma rendersi vuoti sin quasi all’afasia, ridurre il senso della bellezza, stendere il senso di una materia grezza, di un’intelaiatura temporale che è precaria, fuori da qualsiasi prospettiva riconoscibile in cui l’ascolto possa disporsi con un’intenzione conciliata, non garantisce di addivenire al senso ultimo delle cose.

E’ un’ansia ascetica che si consuma come avendo smarrito il senso del percorso e del risultato. Un’ansia che si vive anche come angoscia e afasia.  Il centro che si vorrebbe raggiungere, revocando il linguaggio ordinante e la storia, a volte rimane esso stesso senza voce: un’ombra scura, una macchia irrelata, un vuoto.

Da qui la musica della Ustvolskaya, che è un’interrogazione assoluta, una martellante e petrosa interrogazione, il silenzio petroso, non risonante, non conciliante, non cullante della sua musica”.

Cosimo Colazzo

Qui la locandina relativa alla conferenza.