Cosimo Colazzo in un concerto a Chicago per l’Istituto Italiano di Cultura

24 gennaio 2019
18:00a20:00

Luigi Meneghello in un suo libro del 1994 dal titolo Il dispatrio, raccontava della sua doppia cultura, inglese e italiana, e di come questa condizione strutturasse e innervasse la sua scrittura.  Essere in un luogo che non è il proprio delle origini: lo spaesamento che ne deriva, ma anche le occasioni che si determinano, gli incroci culturali, gli incontri inattesi che diversamente non sarebbero accaduti. E lentamente il crearsi di una doppia appartenenza: le radici antiche innestate con quelle più giovani.

Di questo si può riflettere anche in musica. E lo fa Cosimo Colazzo, compositore, pianista, di origini pugliesi, salentine, trapiantato in Trentino dove è artista e docente di Composizione al Conservatorio di Trento. Lo fa in un concerto pianistico che tiene a Chicago, per l’Istituto Italiano di Cultura, giovedì 24 gennaio alle 18 presso Pianoforte Foundation.

Già così, nella sequela dei luoghi che abbiamo nominato, abbiamo il senso di un nomadismo culturale. Che Colazzo indaga con il suo concerto, significativamente dal titolo: “Il dispatrio, le doppie culture”, con musiche dello stesso Colazzo, Rossini, Esposito, Casella, Rieti.

Il concerto reca in programma due opere recenti di Cosimo Colazzo: Le terre rosse, il mare obliquo (2014) e La tenzone (2016). Il titolo della prima veicola l’immagine della terra d’origine, il Salento. Scrive il compositore: “il rosso delle zolle smosse e il mare obliquo in uno specifico luogo della costa. Anche in tempi di globalizzazione, le patrie dell’infanzia sono le più resistenti, quelle che di meno svaporano con il passaggio del tempo e il cambio di latitudine”. Il secondo pezzo, La tenzone (2016), è idealmente dedicato alla poesia di Emilio Villa (1914-2003). “Villa – scrive Colazzo – è poeta delle mescolanze linguistiche, funambolo della parola, che scava, analizza, sollecita a innesti e reinvenzioni, unendo arcaismi e futurismi.” Identità molteplici si inseguono al ritmo di derive e latenze imprevedibili. Nella musica si ritrovano analoghi giochi linguistici. Seguiamo ancora le parole di Colazzo: “qualcosa di arcaico è proposto in stratificazioni poliritmiche. Il tempo musicale è provocato, sollecitato, inciso e ridisegnato continuamente. A volte la ripetizione, estenuata al limite ed estrema, ne cambia il volto, quasi lo dissolve.”

Il concerto naviga il tema del dispatrio e delle doppie culture nell’arco di due secoli. A partire da Gioacchino Rossini (1792-1868), che si autoesilia a Parigi quando smette di scrivere per l’opera. Qui è autore di musiche da camera, brani vocali con pianoforte o per solo pianoforte, con cui ha riempito cospicui quaderni. Sono pagine eccentriche, sin dai titoli, che trasmettono il distanziamento ironico con cui Rossini tiene a distanza la cultura romantica coeva che gli sembra troppo carica di enfasi e retorica. Nel concerto un dittico: L’innocence italienne, la candeur française.

Nel concerto sono in programma Three Pieces di Michele Esposito (1855-1929). Di cultura napoletana, formatosi al Conservatorio di Napoli alla scuola di Beniamino Cesi e Paolo Serrao (collega, negli studi, del più noto Giuseppe Martucci), Michele Esposito si ritrova in Irlanda, a capeggiare un movimento di ampliamento degli orizzonti culturali per la musica classica nella nuova patria. Fu compositore e pianista di grande valore, fautore di iniziative culturali ancor oggi ritenute fondamentali per lo sviluppo della cultura musicale nel paese d’adozione.

Alfredo Casella (1883-1947), francese di formazione, rientrato in Italia si pone a capo di un movimento che spinge affinché l’Italia si apra allo spirito delle avanguardie d’inizio secolo. La sua doppia cultura di appartenenza è all’origine di questa sua scelta. Della sua propensione alla sperimentazione sonora  è testimoniana Alla notte, opera del 2017, di straordinaria potenza evocativa e profetica di nuove sonorità, tra materismo e desiderio del silenzio.

Vittorio Rieti (1898-1994), allievo di Casella, stratifica in sé molte culture. Italiano nato ad Alessandria d’Egitto, dov’era presente una vasta comunità d’italiani, nel contempo di famiglia ebrea laica, si trasferisce poco più che adolescente in Italia per proseguire i suoi studi. Vive tra Parigi e l’Italia. Infine è profugo dall’Italia, per sfuggire alle leggi razziali e alle persecuzioni (ad Auschwitz saranno deportati la madre e due zii). Esiliatosi negli Stati Uniti, qui trova la sua nuova patria, autore tra i più acclamati. Nel concerto, Contrasts, un’opera del 1967.

A questo link, l’informazione del concerto sul sito dell’Istituto Italiano di Cultura a Chicago.

Qui il sito dell’artista: www.cosimocolazzo.it