Biografia
[Per una scheda-profilo di pubblica notorietà cfr. nel Dizionario universale della musica e dei musicisti (Deumm), Torino, Utet, Appendice 2005: ad vocem Cosimo Colazzo]
Nato a Melpignano, in provincia di Lecce, nel 1964, Cosimo Colazzo ha iniziato giovanissimo lo studio della musica, dapprima sotto la guida del padre, quindi al Conservatorio di Lecce, dove si è diplomato in Pianoforte, nel 1983. Successivamente si è diplomato in Composizione, nel 1984, al Conservatorio di Roma e in Direzione d’orchestra, nel 1985, al Conservatorio di Milano.
Inoltre, si è laureato in Filosofia, nel 1995, all’Università degli studi di Lecce.
Dopo il diploma di composizione ha intrapreso il perfezionamento con Salvatore Sciarrino, all’Accademia di Città di Castello, dove ha studiato nel periodo 1985-88. Ha frequentato i Ferienkurse di Darmstadt nel 1988, e ha seguito corsi e seminari con vari docenti: di direzione d’orchestra con Pierre Boulez (Avignone, 1988), e con Peter Eötvöss (Szombathely, 1988); di composizione con Luigi Nono (Avignone, 1989).
Ha svolto attività come direttore d’orchestra, per circa dieci anni. Quindi ha scelto di rivolgersi elettivamente alla composizione, ritornando solo in occasioni particolari alla direzione.
Ha condotto attività di direzione artistica e di direzione stabile dell’Orchestra Sinfonica Irpina, per le stagioni sinfoniche e concertistiche dal 1985 al 1988.
E’ autore di una vasta produzione, che spazia da opere teatrali, a composizioni per orchestra e per gruppi da camera, a musiche corali e lavori pianistici.
E’ stato premiato, per sue composizioni, in concorsi nazionali e internazionali.
Concorsi nazionali di composizione: “SIAE” Roma 1983/84; “Belveglio”, 1987 (Dune per quartetto di clarinetti); “U.S.C.I.”, Trieste, 1996 (Veduta di collina per coro misto a cappella); “Gesualdo da Venosa”, Potenza, 1997 (Movimento per quintetto di ottoni).
Concorsi internazionali di composizione: “ICONS”, Torino, 1995 (L’altr’ombra per violino e marimba); “Prague Spring”, Praga, 1995 (Requiem II per orchestra); “Sanremo Classico”, 1996 (Pende il velo, il mobile per orchestra); “ICONS”, Torino, 1989 (Quartetto per archi); “5th Youth Music Forum”, Kiev, 1996 (Secondo quartetto per archi); “ISCM – World Music Days”, Amsterdam-Seul, 1997 (Amara è la morte per coro misto a cappella); “Musica Nova”, Sofia, 1998 (Secondo Quartetto per archi); “Edvard Grieg”, Oslo, 2003 (Variations per pianoforte).
Ha partecipato con le sue composizioni a vari Festival, e sue musiche sono eseguite in Italia e all’estero, in vari paesi europei, negli Stati Uniti, in Sudamerica, in Giappone, da orchestre, ensemble, formazioni da camera, solisti di prestigio, trasmesse per radio e per televisione.
Sono incise in CD: Sotto i colpi del sole di ferro per mezzosoprano baritono due percussionisti (interpreti Long Solustri, Abbondanza, Maggi, Basile); Amara è la morte per coro misto a cappella (interpreti Coro Castelbarco di Avio, dir. L. Azzolini), CD “Arte e Musica”, Melpignano (Le), 1997. Dune per quartetto di clarinetti, LP “Quadrivium”, Perugia, 1989 (interpreti “Quartetto Claravoce”). “Musiche per pianoforte 1997/2003”, con le opere Stanze, Disteso a Oriente, Formes, Clos, Visioni di un oggetto (interprete C. Colazzo).
Ha ricevuto commissioni, per opere nuove, da enti, fondazioni, festival, quali: Società Filarmonica di Trento, Orchestra “Haydn” di Bolzano e Trento, Fondazione ICO “Tito Schipa” Lecce, Provincia Autonoma di Trento (rassegna “Il silenzio e l’ascolto”), “Europa Festival” Ferentino (Fr), “Festival Internazionale di Musica Sacra” di Bolzano e Trento, Festival “Musica ‘900” Trento, Associazione Musicale Lucchese, Associazione Culturale “Arte e Musica” Melpignano (Le), “Unione Europea” Bruxelles, ecc…
Ha diretto, per l’Associazione culturale “Arte e musica”, il progetto multimediale “Il Salento: la vita, la morte: pensare ed esprimere una identità culturale”, riferito alle opere Sotto i colpi del sole di ferro e Amara è la morte, promosso con il sostegno e il finanziamento dell’Unione Europea.
Svolge attività musicologica, collaboratore di varie riviste, musicologiche e di filosofia, autore di volumi e saggi, dedicati soprattutto alla composizione, alle creatività contemporanee, ad intrecci tematici tra musica e filosofia e all’analisi dei rapporti tra musica e cinema.
Nel campo musicologico, è autore dei seguenti volumi: Musica e civiltà del computer (in collaborazione con Salvatore Colazzo), L’Editore, Trento, 1993; Il suono casual (in collaborazione con Salvatore Colazzo), Madona Oriente, Melpignano (Le), 1994; Musica al cinema: l’opera, Provincia autonoma, Centro Audiovisivi, Trento, 2002; Musica al cinema: l’opera rock, Provincia autonoma, Centro Audiovisivi, Trento, 2004. Ha curato il volume Conto aperto. Scritti sulla musica del ‘900, Conservatorio “Bonporti”, Trento, 2002. Suoi saggi, inoltre, sono comparsi in volumi di autori vari, per le edizioni Franco Angeli (Milano), università degli studi di Trento, Antenore (Padova), Madona Oriente (Melpignano – Le), Pellegrini (Cosenza), ecc…
Collaboratore di varie riviste musicologiche e di filosofia, quali “Nuova Rivista Musicale Italiana”, “Segni e Comprensione”, “Mass Media”, “ARTman”, “Dialogica”, “Risonanze”, “Ballyhoo”, “6000”, ecc., ha, in quest’ambito, pubblicato saggi sulle estetiche musicali del ‘900, sui linguaggi compositivi di vari autori del ‘900 e contemporanei (Webern, Cage, Feldman, Nono, Sciarrino, ecc.). Si segnala il saggio Le metamorfosi del tempo. Per un webernismo crtitico. La concezione musicale di Anton Webern in rapporto al pensiero di J. W. Goethe, in “Nuova Rivista Musicale Italiana”, gennaio-marzo 1994. Ma poi, anche, tra altri, i seguenti saggi e interventi: Carlo Belli, dal futurismo alla musica globale, trascendente, silenziosa, in “Dialogica” n. 4 (dic. 1996); Anche l’ascolto ha le proprie derive, in “Dialogica” n. 3 (giugno 1996); Luigi Nono: l’ascolto dell’oltre, in “Dialogica”, n. 2 (dic. 1995); Quando l’armonia dilaga, in “ARTman” n. 6/7 (aprile/giugno 1997); L’arte di rischiare! Conversazione con Salvatore Sciarrino, in “Ricordi oggi”, luglio 1994; Il silenzio del suono. Intervista a Salvatore Sciarrino, in “6000”, giugno 1993; Quale crisi? Una conversazione con Salvatore Sciarrino, in “ARTman”, nn. 4/5, luglio/dicembre 1992; Alla fine resta la stanchezza, in “ARTman”, n. 3, luglio 1992; L’arte come tragedia, in “ARTman”, n. 2, ottobre 1991; ecc…
E’ docente di ruolo presso i Conservatori dal 1989, dapprima per l’insegnamento “Lettura della partitura”, che ha tenuto ai Conservatori di Bologna e di Trento, e, a partire dal 1999, per l’insegnamento “Armonia e Contrappunto”, al Conservatorio di Trento.
Particolarmente impegnato sul fronte delle sperimentazioni, ha promosso, per il Conservatorio di Trento, il progetto del Triennio superiore sperimentale di “Composizione e linguaggi musicali contemporanei” e del Biennio superiore sperimentale di “Composizione per il teatro e per il cinema”.
Dal 1997 è coordinatore artistico e organizzativo del festival “Mondi Sonori”, promosso dal Conservatorio di Trento, sulla musica del ‘900 e contemporanea.
Svolge attività di insegnamento anche in ambito universitario, come docente a contratto. Nell’a.a. 2004-05 ha tenuto l’insegnamento di “Grammatica e morfologia della musica” all’Università di Palermo, facoltà di Lettere e filosofia, corso di laurea in Discipline della musica.
Dal novembre 2005 è direttore del Conservatorio di musica “Bonporti” di Trento.
Le sue composizioni sono edite da Rai Trade – Contemporary.
Quella di Colazzo è una musica fatta di poesia, sfumature, e un senso molto eventuale del tempo, ma anche di oggetti dal taglio formale preciso, dotati di un peso e di certa materialità timbrica. La posizione poetica di Colazzo muove dall’idea di un suono non completamente definito, in qualche modo soggetto di scoperta, aperto agli eventi. E’ una musica posta come in una deriva ascoltante, in qualche modo fecondata di storia, ma sempre in una dimensione eventuale. Si realizza spesso come qualcosa di sospeso, che può attingere anche a situazioni di estrema sensualità, morbidezza ed evocazioni; ma sbava anche in rumore sporco o si slancia in momenti di grande articolazione: un debordare intorno, in cui il compositore è in una condizione di attesa vigile. Promuove le occasioni compositive e osserva muovere intorno gli eventi. Li apprende, così, nella loro volontà di apertura e variabilità, come in quella di fare corpo insieme. Il pezzo è qualcosa rispetto a cui ci si pone in un ascolto apprendente, perché sempre poco si sa rispetto al possibile, all’aperto. Noi – dice Colazzo – siamo una curvatura nel possibile, ma non una chiusura del possibile: una leggera pronuncia nel mondo.
I lavori teatrali si segnalano per una grande attenzione, posta dal compositore, nel realizzare una trama musicale che sappia rispondere alle esigenze di testo, gesto, scena, mentre si definisce, anche, come architettura autonoma. E’ un gioco sottile, che suscita margini di duttilità, passibili, però, anche di essere letti e inseriti in visioni arcuate e unitarie. Tra questi lavori, importante è un’opera sperimentale, di teatro-musica-danza Sotto i colpi del sole di ferro (1996) per mezzosoprano, baritono e due percussionisti (una versione precedente, 1993, è per due narranti e percussioni), dedicato al tema del tarantismo nella cultura salentina e più in generale al tema della transe (su testo di Salvatore Colazzo), e l’opera breve, recante molti caratteri ironici se non comici, Il latifondo magico (1998) (su testo di Vito Riviello), per soprano, baritono, una voce recitante, e quattro percussionisti. Le opere per orchestra – Il est l’île (1992), Requiem (1993), Pende il velo, il mobile (1995), Mixis (1997) ecc. – evidenziano un gusto particolare per l’impasto timbrico mai risolto, soggetto di molte trasformazioni, in una temporalità, che, nello stesso tempo, si disegna come tendenzialmente sospesa e molto rallentata. Importanti i risultati raggiunti nella produzione pianistica, con una costellazione di opere concepite soprattutto a partire dal 1997. Vi si riconoscono due momenti di impegno creativo. Dapprima alcune opere, generate in un biennio: Stanze (1997), con un suo respiro formale molto naturale, fatta di materiali accordali, sempre morbidi e un po’ scuri; Disteso a Oriente (1997) opera ampia, con un pianismo esteso, pieno di risorse, e tuttavia sempre con questo aspetto, del suono sospeso, sfumato, galleggiante; Formes (1998), più tagliente delle altre, decisamente profilata, lucida, netta, a volte sferzante. Quindi, un poco distanziate: Clos (2002), che riprende l’attenzione per un tempo non angoloso, piuttosto fluido e sciolto, e l’idea di una forma tendenzialmente aperta, con figure e arcipelaghi sonori, che paiono variamente irradiare da un centro molto interno e introflesso; Visioni di un oggetto (2003), la cui forma sembra farsi più stabile, e filtrare come un luogo di transito o d’approdo più ricorrente, anche se in funzione soprattutto timbrica: il suo centro strutturale è, in effetti, profondamente interrato, come in dimensione ctonia, e alla superficie tutto appare sorgivo, aperto, probabile, eventuale, un fluido trascorrere, lento e non lineare, che è germinazione di prospettive possibili.
Composizioni: Opere teatrali: Sotto i colpi del sole di ferro (testi liberamente adattati da Salvatore Colazzo) (1994) melologo per percussioni e due narranti; Sotto i colpi del sole di ferro (testi liberamente adattati da Salvatore Colazzo) (1996) opera per mezzosoprano, baritono e due percussionisti; Il latifondo magico (libretto di Vito Riviello) (1998) «flash-opera» per soprano, baritono, una voce recitante e quattro percussionisti; L’attesa (testo proprio, da Simone Weil) (1999) melologo per tre voci recitanti, clarinetto, violino e violoncello.
Per orchestra: Il est l’île (1992); Requiem (1993); Requiem II (1994); L’altro velo (1995); Pende il velo, il mobile (1995); Mixis (1997); Initiation (1999) per un’orchestra di giovani; Nei lenti spazi (1999); Le vie dell’incanto (1999); L’ultimo velo (1996; nuova versione 1996/2000) per orchestra d’archi; Arco (2000) per 11 archi solisti; Ballata delle donne (2004) (testo di Edoardo Sanguineti) per voce recitante e orchestra; La lunga notte (2004); Il nero, le derive, gli oggetti lucenti (2004).
Musica da camera: Dune (1987) per quartetto di clarinetti; In camera oscura (1988) per pianoforte concertante e ensemble; Quartetto (1988) per archi; Mizar (1989) per flauto, clarinetto, fagotto e pianoforte; Iridio (1992) per chitarra concertante e quattro chitarre; La cenere del tempo (1994) per flauto e chitarra; L’ombra spezzata, ripresa (1995) per clarinetto e marimba; L’altr’ombra (1995) per violino e marimba; L’altr’ombra II (1996) per violoncello e marimba; Duo per violino e violoncello (1996); Movimento (1996) per quintetto di ottoni; Movimento II (1996/2003) per quintetto di sassofoni; Secondo Quartetto (1996) per archi; Sotto i colpi suite (1996) per due percussionisti; Zamilampis (1996) per due pianoforti, due arpe, celesta, quattro percussionisti; L’altro spazio (1999) per ensemble; Poema dell’attesa (1999) per clarinetto, violino e violoncello; Il lato in luce (2000) per flauto, contrabbasso e pianoforte; Poema dell’attesa II (2000) per quartetto d’archi; Da e verso (2001) per violino e chitarra; Il lato in luce II (2001) per flauto, clarinetto e pianoforte; Récit (2001) per contrabbasso e pianoforte; Lo spazio secondo (2003) per ensemble; L’aperto azzurro (2004) per clarinetto e pianoforte; Gli archi dissolti (2004) per un piccolo ensemble; Le migrazioni lente, l’oltrepasso (2004) per violino, clarinetto, violoncello e pianoforte; I ritorni, l’incavo (2004) per ensemble di ottoni; Quartetto (1988/rev. 2005) per archi; I gesti silenzio (2005) per tromba e pianoforte; L’arco esteso del gesto (2005) per clarinetto basso e pianoforte; Il gesto raccolto (2005) per corno di bassetto e pianoforte; La lenta discesa (2005) per trombone e pianoforte; Ai bordi del sogno meridiano (2006) per flauto con voce recitante; La lenta discesa II (2006) per violino e pianoforte; Il moto andante, lento (2006) per violino e chitarra; Verso l’oblio (2006) per flauto in sol e chitarra.
Per pianoforte: Schwarzweiss (1984); Ali pungenti (1986) foglio d’album; Batuffolo (1987); Concettuale n. 1. Studio da concerto (1988/1995); Disteso a Oriente (1997); Stanze (1997); Andante (1998) foglio d’album; Formes (1998); Vagando, in silenzio (1998) foglio d’album; Clos (2002); Visioni di un oggetto (2003); Variations (2003).
Per pianoforte 4 mani, 2 pianoforti: Cartoline dal Sud: l’abbraccio (1992) per pianoforte a quattro mani; Formes II (1998) per due pianoforti.
Per altri strumenti soli: D’intorno (1985) per flauto; Nell’aria, muovendo (1986) per clarinetto; D’incanto (1987) per arpa; D’incanto II (1987) per chitarra; Sequenza-Capriccio (1987) per violino; Inciso (2000) per organo; La cerimonia degli addii (2005) per chitarra elettrica; La cerimonia degli addii II (2006) per chitarra; Il sogno meridiano (2006) per clarinetto in sib solo; Il sogno meridiano II (2006) per flauto solo; Lo sguardo lontano (2007) per viola sola.
Musica vocale: Il mondo all’aperto (testo di Marco Caporali) (1993) per soprano e 6 esecutori; Tre liriche (testi di Fausto Melotti) (1998) per voce e pianoforte; La traccia luminosa (testo di Paolo Ruffilli) (2005) per soprano solo.
Per coro: L’ombre, le chemin (testo di Edmond Jabés) (1995) per coro misto a cappella; Veduta di collina (testo di Umberto Saba) (1995) per coro misto a cappella; Amara è la morte (testi popolari – ‘moroloja’ – di tradizione orale, in griko del Salento) (1996) per coro misto a cappella; Hymnus (testi dal Martirologio Romano) (1997) per coro misto, quintetto di ottoni e percussioni; La gioia e il lutto (testo di Paolo Ruffilli) (2005) per coro misto a cappella
Trascrizioni e anamorfosi: Voiles englouties par Ondine (da C. Debussy) (1988) per pianoforte; Introduzione e variazioni (da F. Schubert) (1988) per flauto e pianoforte; Canzone notturna (da F. Schubert) (testi liberamente adattati da Cosimo Colazzo) (1988) per voce e pianoforte; In medio noctis (testo liberamente adattato da Cosimo Colazzo) (1989) per mezzosoprano e orchestra.
Scritti: Musica e civiltà del computer (in collaborazione con Salvatore Colazzo), L’Editore, Trento, 1993; Il suono casual (in collaborazione con Salvatore Colazzo), Madona Oriente, Melpignano (Le), 1994; Le metamorfosi del tempo. Per un webernismo crtitico. La concezione musicale di Anton Webern in rapporto al pensiero di J. W. Goethe, in “Nuova Rivista Musicale Italiana”, gennaio-marzo 1994; Musica al cinema: l’opera, Provincia autonoma, Centro Audiovisivi, Trento, 2002. Musica al cinema: l’opera rock, Provincia autonoma, Centro Audiovisivi, Trento, 2004. Ha curato il volume Conto aperto. Scritti sulla musica del ‘900, Conservatorio “Bonporti”, Trento, 2002. Saggi e interventi sono apparsi in diversi volumi di autori vari (per le edizioni Antenore, Padova; Università degli studi di Trento; Franco Angeli, Milano, Madona Oriente, Melpignano, Lecce, ecc.), e su riviste culturali, musicologiche e di filosofia (come “Nuova Rivista Musicale Italiana”, “Segni e Comprensione”, “Risonanze”, “ARTman”, “Dialogica”, “Ballyhoo”, “6000”, ecc.); collaboratore, con numerosi articoli di approfondimento, alla pagina culturale di vari quotidiani ( “L’Adige”, “Il Quotidiano di Lecce Brindisi Taranto” , ecc.).
Bibliografia: Gino Stefani (cur.), Intense emozioni in musica, Clueb, Bologna, 1996; Cosimo Colazzo: il suono della mente, in “Musica”, ottobre 2001; C. Colazzo e la relazione con la propria creatività: aprire la musica al confronto culturale e sociale, intervista a Cosimo Colazzo, a cura di Salvatore De Salvo, in “UCT”, n. 346, ottobre 2004; Cosimo Colazzo compositore, intervista a Cosimo Colazzo, a cura di Luca Ribustini, in “Prove aperte”, A. 11, n° 119, marzo 2005; Voce Colazzo, Cosimo, in DEUMM, Dizionario Enciclopedico Universale della Musica e dei Musicisti (diretto da Alberto Basso), Appendice 2005, UTET, Torino, 2005; Marco Russo (cur.), Compositori d’oggi: Trento, UCT, Trento, 2007