Uno studio di Cosimo Colazzo su El Sistema, vale a dire il Sistema delle Orchestre Infantili e Giovanili, attivo in Venezuela, pubblicato di recente in Francia, in un volume delle Edizione dell’Università di Lorraine di Nancy. El Sistema è diventato un mito a livello internazionale, la dimostrazione di come la musica sappia, nei termini di un tale progetto, prevenire il disagio sociale e educare allo stare in comunità. Lo studio di Colazzo analizza i contesti storici, sociali, economici e politici in cui El Sistema si avvia e poi trova continuità, sino all’attuale condizione, per cui è un soggetto rilevantissimo di intervento culturale e sociale in Venezuela. La storia di El Sistema è complessa, come complessa è la vicenda della democrazia in Venezuela, da un modello consociativo di gestione del potere, verso le interpretazioni populiste e carismatiche promosse da Hugo Chavez.

21 agosto 2013
19:00

Cosimo Colazzo ha condotto uno studio approfondito su El Sistema, il nome che più brevemente e comunemente indica il famoso Sistema delle orchestre infantili e giovanili che è attivo in Venezuela su tutto il territorio nazionale, fondato e guidato da José Antonio Abreu. Ultimamente El Sistema è assurto a notorietà internazionale, anche per testimonial entusiasti come Claudio Abbado e Simon Rattle. Vi si sono interessati i media internazionali, disegnandolo come un miracolo che proviene da un paese del terzo mondo, che ha saputo cogliere della musica il potere straordinario, di liberazione dal disagio, di promozione dei valori comunitari. Da un tale contesto sono emerse figure ormai di fama planetaria, come il direttore d’orchestra Gustavo Dudamel.

Lo studio di Colazzo, dal titolo “Le système des orchestre juvéniles et infantiles du Venezuela: du mythe à l’analyse d’un modèle d’education et de promotion sociale par la musique” è stato pubblicato all’interno di un volume di ricerche edito dalle edizioni della Université de Lorraine de Nancy, in Francia, dal titolo “Le Venezuela d’Hugo Chavez: bilan de quatorze ans de pouvoire” (a cura di Olivier Folz, Nicole Fourtané e Michèle Guiraud, ed. PUN édition universitaires de Lorraine, Nancy, 2013, pp. 432, € 25,00), dedicato a trarre un bilancio degli anni di governo di Hugo Chavez in Venezuela.

Colazzo, docente di Composizione al Conservatorio di musica di Trento, nonché docente presso la Italian School del Middlebury College negli Stati Uniti, e membro dell’équipe di ricerca del CESEM, Centro de Estudos de Sociologia e Estética Musical presso la Universidade Nova di Lisbona, è particolarmente interessato ai temi dei rapporti tra musica e politica, tra musica e potere, e all’interno di quest’ultimo ambito, dell’azione della censura rispetto alla musica.

Lo studio che Colazzo ha dedicato a El Sistema  si addentra nell’analisi del fenomeno, per contestualizzarlo dal punto di vista storico come anche delle condizioni politiche che l’hanno motivato. Esso non è un miracolo, ma una realtà che si è prodotta storicamente in un preciso contesto sociale, economico, politico. Bisogna capire come sia riuscito a tessere la sua lunga storia, che oltrepassa di gran lunga Chavez e il chavismo, ponendo le sue origini in una realtà politica affatto diversa.

El Sistema nasce nel 1975 in un contesto politico segnato da un’espressione consociativa del potere democratico. Dalla fine degli anni ’50, quando si è usciti dalla dittatura di Marcos Pérez Jiménez, in Venezuela sono rimasti al potere, alternandosi, sempre gli stessi partiti. Sono il COPEI, di ispirazione cristiana e centrista, e l’AD, di ispirazione socialista. E’ l’effetto, che doveva essere temporaneo e invece si è protratto per decenni, del cosiddetto Pacto de Punto Fijo, che aveva messo insieme gli interessi dei due suddetti e della URD (un altro partito di centro-sinistra). Sono partiti sostanzialmente moderati, che attraverso il patto intendevano escludere le ali estreme, e soprattutto il partito comunista. Chiunque avesse prevalso alle prime elezioni avrebbe comunque portato al potere anche gli altri partiti. Presto lo spirito del Pacto fu interpretato come una utile possibilità di conservazione del potere, da parte dei due principali partiti, AD e COPEI. Il Paese è stato guidato quindi per decenni, dagli anni ’60 agli inizi degli anni ’90, nello spirito di una politica di co-gestione, che ha prodotto l’attitudine a interventi di tipo clientelare. Le enormi risorse assicurate dal petrolio hanno consentito di distribuire possibilità per tutti gli interessi in campo, da quelli della base sociale più povera, al ceto medio, ai grandi capitali.

E’ in una tale cornice politica che nasce El Sistema, trovando sostegno pubblico e immediatamente molte risorse per esprimere tutti i suoi progetti, all’interno del paese come anche a livello internazionale. Non si deve dimenticare, inoltre, che Abreu risulta attivo politicamente, come deputato, e poi anche, nel 1983, per breve tempo, come ministro della cultura.

Un altro punto importante di approfondimento, nello studio di Colazzo, è quello che riguarda l’entrata in crisi del modello di potere sopra detto. A un certo punto, negli anni ’90, rapidamente i due partiti da sempre al potere si logorano.  Entra sulla scena Chavez, dapprima in quanto militare, capeggiando alcuni tentativi di colpo di stato, poi in quanto soggetto politico, come leader del Movimiento Quinta Republica, che prevale nelle elezioni del 1998 e nelle presidenziali del 1999. Quello che è venuto meno nel tempo è il modello liberale di Stato, con la sua interpretazione clientelare, resa impossibile dalla crisi economica e dalla necessità di adottare politiche di ristrutturazione del debito e di contenimento della spesa. A sostituirlo, con un forte sostegno popolare, è un’idea di “una democrazia differente, populista, partecipativa”, portata a saltare i livelli di mediazione formale. Chavez è il leader carismatico del nuovo potere, che porta sulla scena politica le masse più povere del Paese. E’ infatti questa la base del consenso politico di Chavez.

Lo studio di Colazzo analizza questo passaggio e consente di capire come El Sistema abbia saputo sopravvivere al terremoto politico, incrementando, anzi, le proprie risorse, a un ritmo vertiginoso ogni anno. Qual è la saldatura che si realizza tra il nuovo potere, ispirato a una visione bolivarista della politica, che articola insieme ideali socialisti, populismo, nazionalismo e, a livello di politica estera, un plateale antiamericanismo e slogan antioccidentali, e El Sistema? C’è da considerare l’ispirazione sociale del progetto. El Sistema è un progetto di promozione dell’inclusione sociale, di prevenzione del disagio, che si esprime attraverso la formazione e la pratica musicale. Il progetto vuole raggiungere tutti, senza distinzioni relative al censo, all’origine sociale, all’età. L’idea è che tutti possano fare musica. Inoltre c’è la sottolineatura per cui la pratica musicale è da realizzare nei termini di musica d’insieme. L’apprendimento si radica individualmente attraverso processi d’apprendimento espressi collettivamente.  D’altro canto è da considerare quanto contribuisca a tenerlo inestricabilmente legato ai destini del Venezuela e di chi detenga il potere nel paese, la fascinazione mediatica che esso esercita a livello internazionale. El Sistema costituisce un formidabile veicolo di promozione del Paese e del suo governo a livello internazionale.

Colazzo espone anche le voci interne di dissenso rispetto al progetto, che in genere non trovano eco fuori del Paese, e che sono peraltro minoritarie anche all’interno del Paese. Esse vengono significativamente dall’interno del chavismo (che è, appunto, una nebulosa che sa tenere cose varie, molto diverse e anche contradditorie al suo interno) o da movimenti ancora più a sinistra. Queste critiche significano come il progetto non corrisponda agli ideali bolivaristi. Esso è disegnato come una macchina che assorbe la maggior parte delle risorse per le iniziative culturali. Nulla o poco può muoversi fuori da esso. E’ descritto come un centro forte di potere. Inoltre, esso promuove un’idea di musica che è eurocentrica, legata a un definito repertorio, che è quello della letteratura classica riconosciuta. In tal senso allontana sempre più dal tessuto delle musiche popolari, delle tradizioni storiche nazionali, anche colte, come anche dalle produzioni contemporanee che si realizzano in loco. E’ individuato come un elemento di plasmazione della cultura musicale in senso occidentale e eurocentrico, fuori dai termini del bolivarismo e del chavismo, come versione aggiornata di esso, che significa una via specifica di sviluppo della democrazia, della politica, della produzione culturale e artistica, che riguarda l’identità particolare e meticcia dell’America latina.

Nella sua essenza, considera Colazzo, il  progetto di Abreu, è sostanzialmente ispirato a valori spirituali. E’ fuori da questi riferimenti. Concepisce la musica per se stessa, in quanto linguaggio superiore (e in questo senso si riferisce alla cosiddetta grande musica, vale a dire alla musica classica di tradizione occidentale), parente del Bello e del Bene, come capace di essere terapeutica al livello della persona e delle società.

Lo studio di Colazzo porta luce su come il progetto di El Sistema si sia prodotto storicamente lungo il complesso e contraddittorio cammino della democrazia e del potere in Venezuela. E propone di fatto la questione, su cui vale la pena di riflettere, di come un tale progetto trovi in alcune voci della sinistra del Venezuela un forte dissenso, e, nello stesso tempo, un enorme consenso presso le sinistre occidentali, in Europa e molto anche in Italia.

A questo collegamento il saggio di Cosimo Colazzo, Le système des orchestre juvéniles et infantiles du Venezuela: du mythe à l’analyse d’un modèle d’education et de promotion sociale par la musique

Qui per il comunicato stampa

Qui è possibile acquistare il volume Le Venezuela d’Hugo Chavez : bilan de quatorze ans de pouvoir, édité parOlivier Folz, Nicole Fourtané, Michèle Guiraud, PUN édition universitaires de Lorraine, Nancy, 2013, pp. 432

Cosimo Colazzo, con Emily Newton, al Middlebury College, in un concerto vocale che presenta alcune liriche dello stesso Colazzo (su testi poetici di Fausto Melotti) per soprano e pianoforte, percorre il mondo dell’opera (da Verdi a Boito a Leoncavallo, ad altri autori), e tocca, a lato di questo, il sensibile mondo di Bellini e delle sue composizioni da camera. Nella splendida cornice del Mahaney Center for the Arts e della sua Concert Hall, al Middlebury College, in Vermont, negli Stati Uniti.

5 agosto 2013
21:00a23:00

Cosimo Colazzo, docente al Middlebury College, Italian School, dove tiene corsi sulla musica e sulla cultura italiana, è impegnato anche in una serie di concerti, con proprie musiche e di altri autori. Così nel primo concerto pianistico del 31 luglio scorso, con tre sue composizioni, di cui una in prima assoluta, accanto a musiche di Mompou, Nin-Culmell, Lopes-Graça. In quel caso è stato un viaggio dentro il Mediterraneo, notturno e meridiano, comunque nell’impronta dell’incanto, della sospensione, del suono silente e stupefatto. Suoni notturni e la luce del meriggio, che rendono insolite le percezioni e l’ascolto.

Il secondo concerto è dedicato alla cultura italiana, nell’impronta importante e creativamente rilevante, dell’opera e della vocalità. L’opera italiana è stata modello di riferimento per la musica e per il teatro in Europa. Il gusto e il senso italiano della vocalità e della costruzione del teatro musicale sono stati di riferimento in Europa. Gli artisti italiani, compositori, librettisti, cantanti, scenografi erano attivi in tutta Europa. I compositori stranieri scrivevano opere nella lingua italiana. Si veniva in Italia per apprendere o affinare l’arte musicale.

Un percorso attraverso l’opera ci dice proprio il senso dell’evoluzione di un’arte che dalle finezze astratte e artificiose dell’opera seria del barocco, dalle forme chiuse prevalenti in questo periodo, procede verso l’acquisizione di una fluidità sempre più realistica e drammaticamente pregnante.

Cosimo Colazzo al pianoforte e il soprano Emily Newton, con la collaborazione del baritono Kenneth Mattice, tengono un concerto proprio in questo senso,  il prossimo 5 agosto 2013, alle ore 21:00, nella splendida cornice del Mahoney Center for the Arts e della sua Concert Hall, al Middlebury College, in Vermont, negli Stati Uniti. Si procede, con il concerto, verso Verdi e il suo plastico senso del teatro (particolarmente curato e approfondito, nel confronto con il modello di Shakespeare, in Macbeth e Otello) e proseguendo attraverso la scapigliata volontà di un linguaggio rinnovato e colto, con Arrigo Boito (e il suo Mefistofele), e poi per le strade del verismo acceso di Leoncavallo (con Pagliacci).

Accanto all’opera, le composizioni da camera di Vincenzo Bellini, dotate di uno squisito senso della melodia, di una sensibile contestualizzazione nell’accompagnamento pianistico.

Il concerto propone in programma anche Tre liriche di Cosimo Colazzo, per soprano e pianoforte, su testi poetici di Fausto Melotti.  “Le colombe dal viso di fanciulla”, “Anche gli alberi hanno paura”, “Col tramonto, in silenzio”, sono i titoli delle tre composizioni, che musicano tre poesie dalla raccolta “Il triste minotauro”. Fauso Melotti, artista roveretano, è noto per l’importante attività artistica e di scultore. Egli ha comunque prodotto anche alcune interessanti prove poetiche e di scrittura (pubblicate da editori come Scheiwiller e Adelphi). Gli esiti sono in una poesia sensibile e raffinata, ricca di valori musicali.

La musica di Colazzo si lega all’atmosfera evocativa e sospesa che traspare dai versi, con un lirismo che prende movenze dolci, ma anche sorvegliate nei profili e nelle curve che assume, affinché esso si dia in rapporti sempre piuttosto essenziali, raccolti, misurati. Il pianoforte effonde sonorità rarefatte, sospese; oppure accompagna con figure ricche di valori timbrici, preziose nel dettaglio sonoro trovato.

Emily Newton è un soprano statunitense, molto giovane, ma già affermata, impegnata in importanti produzioni, in ruoli protagonisti. Vive in Germania, ed è artist in residence per l’estate 2013 al Middlebury College. Anche Kenneth Mattice, baritono, è statunitense. Anch’egli è già proiettato verso un’ottima carriera, con impegni artistici di rilievo.

Qui per il programma del concerto

Qui il sito del Middlebury College

Qui il sito del Mahaney Center for the Arts presso il Middlebury College.

Un’immagine della Concert Hall

Il Comunicato stampa relativo al concerto