Nell’ambito di SISS, un progetto internazionale di cui è capofila il Conservatorio di Trento, esecuzione a Tallin di un adattamento orchestrale di Cosimo Colazzo da Riccardo Zandonai, colonna sonora per il film “Amami Alfredo” di Carmine Gallone

7 Febbraio 2026
8 Febbraio 2026
2 Marzo 2026
3 Marzo 2026

Riccardo Zandonai è stato autore della colonna sonora del film “Amami Alfredo” di Carmine Gallone, che propone la storia di un compositore che, non compreso all’inizio, tenuto ai margini da editori e impresari, infine trionfa con una sua nuova opera. Gli è accanto e lo sostiene solamente la donna che ama essendone riamato, celebre soprano che vive, tuttavia, un periodo di crisi a causa di una malattia che improvvisamente le impedisce di calcare le scene. Traluce nella vicenda qualcosa della Traviata di Verdi: la malattia, l’amore puro dei protagonisti reso difficile dagli eventi. La musica per il film contiene, oltre alla musica di Zandonai, anche la musica di Verdi dalla Traviata. In un progetto internazionale incentrato sui rapporti di musica e immagini e anche sul recupero di pellicole storiche, Cosimo Colazzo ha realizzato un adattamento dalle musiche di Riccardo Zandonai per il film di Carmine Gallone, che ora verranno eseguite in una circuitazione internazionale dall’Orchestra del Conservatorio di Trento, unitamente a brani dal film di Carmine Gallone. Le uscite sono programmate a:

  • Tallin (Estonia), 7 e 8 febbraio 2026
  • Cluj (Romania), 2 e 3 marzo 2026

Mondi Sonori, nell’edizione 2025, pone in risonanza ricerca artistica e performance, con il coinvolgimento di giovani musicisti-ricercatori che indagano e sperimentano composizione, nuove tecnologie, performance, statuti e formati della performance e della relazione con l’audience. Al Conservatorio di Trento, Auditorium, nei giorni 10 e 11 dicembre 2025

10 Dicembre 2025 16:00a11 Dicembre 2025 13:00

Con il coordinamento artistico-scientifico di Cosimo Colazzo, l’ultima edizione di Mondi Sonori, festival di musiche del ”900 e contemporanee, che si svolge al Conservatorio di Trento, presso l’Auditorium nei giorni 10 e 11 dicembre 2025, promette di aprire alcune interessanti nuove prospettive, per le tematiche che solleva e per la formula che adotta che unisce strettamente ricerca e performance coinvolgendo nuovi musicisti-ricercatori impegnati nel campo delle musiche contemporanee nei percorsi della composizione, delle nuove tecnologie del suono e della comunicazione, della performance, degli statuti e dei formati della performance in relazione all’audience.

Di seguito la presentazione di Cosimo Colazzo per la manifestazione.

Mondi Sonori, manifestazione attiva da oltre vent’anni nel panorama culturale trentino, torna nel 2025 con una nuova configurazione dedicata alle risonanze tra ricerca artistica e performance. In questa edizione, la manifestazione si rigenera come un vero e proprio hub della ricerca artistica, un luogo in cui pratiche, metodologie e visioni si intrecciano in modo dinamico, attraversando territori di sperimentazione e dialogo.

Al centro del programma si colloca l’idea che la ricerca artistica non sia separabile dall’atto performativo, ma anzi trovi in esso una fonte essenziale di conoscenza. Per questo motivo, alcuni contributi assumono la forma della lecture performance, in cui riflessione teorica, processo creativo e gesto performativo diventano parti di un’unica configurazione espressiva. La performance, intrecciata alla dimensione analitica, diventa strumento di indagine, catalizzatore di consapevolezze e luogo di relazione con il pubblico.

La manifestazione propone così un circuito di influenze reciproche: la ricerca alimenta la performance e ne viene a sua volta trasformata; l’esperienza dal vivo genera nuove domande; l’interazione con il pubblico diventa occasione per estendere e ridefinire il campo della conoscenza artistica. In questo orizzonte, Mondi Sonori accoglie una pluralità di approcci, linguaggi e prospettive, proponendo sintesi critiche e aperture verso le questioni emergenti nella pratica artistica contemporanea.

I ricercatori coinvolti, attivi in diversi ambiti della ricerca artistica, presenteranno aspetti dei loro lavori in corso, condividendo idee, processi e questioni aperte. La loro presenza testimonia una visione di ricerca che non si esaurisce nella dimensione individuale, ma richiede un contesto comunitario per esprimersi pienamente, per articolarsi e per trovare nuove direzioni.

In questo intreccio di mondi sonori, pensieri e gesti, la manifestazione rinnova la propria vocazione: essere un luogo pulsante di incontro, sperimentazione e risonanza, in cui la ricerca artistica si mostra nella sua forma viva, in continuo movimento.” (C.C.)

Di seguito il programma dettagliato della manifestazione.

Mercoledì 10.12.2025

16:00 | Laura Faoro (Conservatorio Parma) |  Il musicista contemporaneo come ‘artista plurale’: performer, autore e co-creatore di drammaturgie sinestetiche nell’era post-digitale

Soprattutto nell’ambito della musica contemporanea, negli ultimi quindici anni è emersa prepotentemente la figura artistica del musicista che non si occupa più solo della propria esecuzione strumentale, ma che pensa e crea l’intero evento performativo per fornire al pubblico un’esperienza coinvolgente e sinestetica, atta a favorire e promuovere un ascolto attivo.

Il musicista riveste dunque una nuova agency autoriale, caratterizzata da una dimensione sociale e culturale “plurale”, in quanto è sempre più spesso creatore di progetti sinestetici che veicolano il contenuto musicale creando un entrainment con il pubblico, per i quali è fondamentale da un lato una progettazione in sinergia con altri professionisti (specie nel caso dell’uso di nuove tecnologie) e, dall’altro, una coscienza completa del corpo performativo in scena al di là della pura gestualità legata al proprio strumento.

Da flautista impegnata sul fronte della musica contemporanea, ho condotto dal 2014 la mia ricerca artistica proprio in questo ambito, individuando nell’Antropologia teatrale di Eugenio Barba, nel training e nelle strategie registiche del Terzo Teatro (per la parte pratica) e nell’Estetica del Performativo di Erika Fischer Lichte (per la parte teorica) una prima strada  valida per poter costruire un know how e un know what come musicista/performer in scena e come autrice co-creatrice dei miei progetti.

La definizione di una metodologia di lavoro efficace al di là della mia esperienza personale, destinata a questo nuovo musicista “artista plurale” dell’era post-digitale – secondo la definizione contenuta nel Manifesto “L’arte fuori di sé” a cura dello studioso di teatro Andrea Balzola e di Paolo Rosa, tra i fondatori di Studio Azzurro, celebre collettivo italiano di arte e nuovi media – è l’oggetto della mia attuale ricerca di dottorato presso il Conservatorio di Parma. Sono qui proposti in itinere i primi esiti di questa indagine, condotta sulle fonti documentali primarie e secondarie, unite ad un approccio practice-based, che integra attività di osservazione partecipante in terza persona, alcuni case studies personali e un nuovo progetto performativo da me ideato per il Conservatorio di Parma (che vedrà coinvolti musicisti e cantanti del conservatorio) attualmente in fase di realizzazione, in collaborazione con il Teatro Regio di Parma, co-finanziatore della mia borsa di dottorato.

La lecture/performance prevedrà l’esposizione di contenuti teorici, volti a disambiguare e contestualizzare i concetti di performerperformance e performativo in ambito musicale, identificando i punti di forza e di attualità delle strategie del Terzo Teatro se applicate dai musicisti-performer contemporanei. La parte teorica sarà illustrata praticamente attraverso un momento performativo live e tramite la presentazione di estratti video da progetti di ricerca artistica che mi hanno vista coinvolta come interprete-ricercatrice e come autrice e co-creatrice nell’ultimo decennio.

Laura Faoro. Flautista eclettica, definita nel 2023 da Grazia Lissi de Il Giorno “un talento assoluto, con una capacità unica di far dialogare ogni forma d’arte con la musica”, si è imposta sulla scena internazionale vincendo per due volte consecutive lo Stockhausen Preis, con KATHINKAs GESANG per flauto ed elettronica e con AVE per flauto in sol e corno di bassetto (con R. Gottardi). Nel 2023 NoMus le ha conferito il Premio Donatella Giudici Cultura, per la sua attività interpretativa e di ricerca nel campo della musica moderna e contemporanea. Dal 2014 svolge un’intensa attività solistica e cameristica in Italia e all’estero; nel contempo ha ideato diversi progetti come interprete volti a valorizzare il linguaggio musicale contemporaneo unito ad altre forme artistiche. Nel 2023 ha conseguito un Master di regia valido a livello europeo. Sta frequentando il Dottorato presso il Conservatorio di Parma con borsa di studio cofinanziata dal Teatro Regio di Parma. www.laurafaoro.it

16:45 | Davide Rizza (Conservatorio Padova) | Comporre come indagine del fenomeno temporale: processi di emergenza della materia sonora

La mia pratica artistica ruota attorno all’idea di composizione come indagine sulle modalità attraverso cui la materia sonora informa, deforma e rende percepibile il tempo. Alla base di questo approccio vi è la concezione dell’atto compositivo non come costruzione di strutture o sviluppo di materiali, ma principalmente come ascolto analitico e di matrice fenomenologica delle potenzialità temporali presenti nella materia stessa. La composizione diventa così una forma di progettazione dell’emergenza: un modo di rendere esperibile, attraverso il suono, differenti modalità di manifestazione del tempo e di determinate proprietà della materia sonora. In questa prospettiva, comporre diventa atto conoscitivo. Indagare come un materiale “abita” il tempo, come ne riveli l’instabilità e come questa instabilità possa essere esplorata e messa in tensione con altre modalità temporali, trasforma la composizione in un processo di riflessione sul rapporto tra percezione, fenomeno sonoro ed esperienza del mondo. L’obiettivo è porre il focus su un oggetto – l’esperienza temporale – da angolature differenti, investigando la relazione tra evento, durata e ascolto.

La lecture-performance si configura come momento di esplicitazione di questo approccio. Attraverso l’uso di estratti audio, mappe concettuali e brevi esempi tratti da un mio lavoro recente (Débris de Fleurs, per soprano e 11 strumenti) scritto nel 2025, la presentazione mostra in modo concreto come l’ascolto possa guidare decisioni tecniche, di orchestrazione e formali, e come queste scelte contribuiscano alla costruzione di percorsi che possano sottolineare progressivamente specifiche qualità del fenomeno temporale. L’atto performativo della lecture segue esso stesso una logica di scoperta, evidenziazione e messa in relazione delle caratteristiche emergenti esplorate: l’ascoltatore è introdotto gradualmente a diverse modalità di manifestazione temporale individuate nella ricerca, per poi confrontarsi con la loro articolazione all’interno di una forma. In questo modo, l’intervento vuole contribuire alla discussione sul comporre come pratica riflessiva e strumento di produzione di conoscenza, mostrando come l’indagine sul tempo e sulla materia sonora possa rappresentare una possibile modalità della ricerca artistica.

Davide Rizza (n. 1996) è un compositore italiano con base a Dresda, in Germania. Il suo lavoro indaga come timbri complessi possano modellare il tempo e influenzarne la percezione. La sua musica è stata eseguita da ensemble e solisti quali il Quartetto Maurice, Ensemble Fractales, Ensemble Lizard, Ensemble Kontakte, Mariagrazia Bellocchio, Elio Marchesini e Alberto Cavallaro, ed è stata presentata in festival e rassegne come Mixtur Festival (ES), Limina Festival (AT), Suena Festival (AT), Rondò – Divertimento Ensemble (IT) e Accademia Chigiana Festival (IT). Ha studiato composizione al Conservatorio di Torino con Giorgio Colombo Taccani e al Conservatorio di Mantova con Maurizio Azzan. Attualmente è iscritto al Meisterklasse-Komposition presso la Hochschule für Musik di Dresda con docenti Mark Andre e Stefan Prins, e al programma di dottorato in composizione del Conservatorio di Padova, dove esplora come le nuove tecnologie possano supportare approcci compositivi fondati su una prospettiva fenomenologica.

17:30 | Luigi Nannetti (Conservatorio Padova) |  Misurare l’efficacia di nuovi modelli di ascolto per la creazione di nuovo pubblico per la musica da camera: quali dati e come raccoglierli? Primo report di studio di caso sul format partecipativo Musical Duels

Nell’attuale contesto culturale riflettere in funzione di potenziare l’efficacia delle azioni di audience development (d’ora in poi AD) per la musica strumentale è diventato essenziale. Due gli assi attorno ai quali ruotano le motivazioni e le conseguenti domande di ricerca. 1) Approccio critico-metodologico: quale idea di concerto, di fruizione e quale aspettativa di esperienza concertistica viene proposta, oggi, progettando le attività di AD, rivolgendosi ad un ascoltatore non ancora fidelizzato? 2) Approccio strategico-operativo: comprendere l’impatto reale delle strategie adottate, come misurarne l’efficacia e proporne la revisione sulla base di dati raccolti con modelli condivisi e verificabili di rilevazione, sia quantitativa (surveys, analisi statistica e sistemi CRM) che qualitativa (interviste, focus group, osservazioni partecipate), mutuati dall’ambito sociologico (teoria del cambiamento e valutazione d’impatto) e da altri ambiti scientifici. La ricerca, ancora lontana da un modello condiviso, sta solo recentemente affrontando il problema della scelta delle modalità di misurazione, della tipologia dei dati da raccogliere e degli strumenti più adatti per farlo, al fine di porre alla base della progettazione dell’AD la necessità di rendere conto dei risultati, documentandoli, così da verificare quali nuove strategie si dimostrino realmente capaci di attrarre nuovo pubblico non solo per loro stesse, bensì aiutando chi ancora non lo è a diventare un ascoltare abituale di musica strumentale e di concerti dal vivo. Primo esempio di format ideato per la formazione di nuovo pubblico per la musica strumentale che confluirà nella ricerca dottorale in corso, il progetto Musical Duels, selezionato nell’ambito del Bando Nazionale PerChiCrea 2023 SIAE, è un format partecipativo la cui prima edizione si è svolta nel 2024 all’interno del Pontedera Music Festival (PI), attraverso una collaborazione della Direzione Artistica con i proff. Marco Mangani e Marco Gallenga (rispettivamente Docente e Dottorando presso Dip. Spettacolo Università di Firenze [SAGAS]) e che ha visto il coinvolgimento di sei artisti under 35, con premi e/o incisioni di livello internazionale nel curriculum. La registrazione di uno dei quattro appuntamenti concertistici è stata trasmessa su RAI 5 nel marzo 2025. Nel corso della realizzazione sono state effettuate raccolte di dati ed interviste del pubblico e degli artisti coinvolti, al fine di valutarne efficacia ed impatto. Il progetto, nuovamente premiato nell’annualità successiva del PerChiCrea 2024, vedrà una seconda realizzazione nel Gennaio 2026, incentrata sulle varie declinazioni del rapporto tra testo e musica, nella quale verranno raccolti ulteriori dati e materiale documentale utile per la valutazione; mentre per il 2027 è già prevista una terza edizione la cui dislocazione degli appuntamenti sarà concepita come prototipo di modello di creazione di nuovo pubblico per gli altri concerti del cartellone.

Luigi Nannetti. Diplomato in flauto al Conservatorio “L. Boccherini” di Lucca e laureato all’Università di Pisa in Lettere, indirizzo storico-musicale, con una tesi su Giacomo Puccini, nel 2006 è stato ammesso al Corso Superiore di Ricerca in Educazione Musicale (SIEM/Università di Bologna), pubblicando i risultati per la LIM (2008). Nel 2023 ha conseguito il Master di II livello in Progettazione e gestione di processi educazionali nella musica dal vivo sull’audience development presso l’Università di Firenze. È dottorando del Dottorato di Interesse Nazionale in Artistic Reseach on Musical Heritage, presso il Conservatorio “C. Pollini” di Padova” con una ricerca sulla misurazione dell’efficacia delle azioni di audience development per la musica strumentale in Italia. Dirige il Pontedera Music Festival promuovendo la musica da camera tra i giovani con format concertistici innovativi, uno dei quali è stato selezionato da SIAE PerChiCrea, ed è stato trasmesso su RAI 5 nel marzo 2025. Da anni opera nel project management culturale.

Giovedì 11.12.2025

10:00 | Pier Alberto Porceddu Cilione (Università Verona, Conservatorio Venezia) | Kraft/Dynamis. Pensiero musicale e intensità del suono

Questo intervento si propone di ripensare il rapporto tra forza e suono in un’ottica filosofico-musicale. Si tratta di un contributo che vuole da una parte ripensare il ruolo della dinamica nella composizione e nella pratica performativa, dall’altra parte ripensare la dimensione specificatamente filosofica del tema della forza nel dominio musicale. Il concetto di forza è stato fonte di ricerca nel pensiero filosofico e scientifico occidentale. La proposta analizza l’impatto di questa tradizione sulla concettualizzazione occidentale dell’articolazione dinamica del suono musicale. In particolare, si analizzerà la crescente interconnessione tra la dimensione dinamica del suono e l’ampia riflessione filosofica sul concetto di forza, a partire dal 1810, quando il termine Dynamik fu applicato per la prima volta all’intensità dinamica ed espressiva del suono. Ipotizzando che il legame tra dynamisKraft e suono musicale implichi una radicale riconfigurazione dell’ontologia musicale, il progetto esaminerà le fonti musicali e filosofiche che hanno contribuito alla definizione e al rimodellamento del concetto di forza.

La dimensione ‘dinamica’ del suono, dall’epoca di Beethoven ad oggi, suggerisce che l’essenza della musica non consiste in un mero atto di ascolto di un fenomeno acustico, ma piuttosto nel controllo e nell’espressione della forza (Kraft). La proposta si snoda lungo tre assi principali: 1) L’analisi del concetto di dynamis, dalla sua concettualizzazione greca al suo uso filosofico-scientifico, in particolare laddove il termine si intreccia con la composizione e l’interpretazione musicale. 2) L’analisi delle partiture da alcuni compositori fondamentali dall’epoca di Beethoven ai giorni nostri, in cui si può verificare questa connessione tra la dimensione dinamica del suono e la nuova ontologia musicale. 3) Lo sviluppo di un quadro teorico che consenta l’interpretazione, in prospettiva musicale, della percezione del suono come forza e della percezione dell’oggetto musicale come costruzione di relazioni psicologico-percettive all’interno del suono e tra i suoni. La dimensione dinamica della musica aprirà nuovi scenari per comprendere la connessione tra intensità, gesto e significato musicale. La dimensione psicologico-percettiva acquisirà un nuovo modo di intendere l’intensità del suono su un nuovo sfondo ontologico. Si analizzeranno alcune partiture da Beethoven a Sciarrino.

Pier Alberto Porceddu Cilione è stato Ricercatore (Rtd/a) in Estetica presso l’Università di Verona. Ha insegnato Didattica dei linguaggi artistici e Problemi espressivi del contemporaneo presso l’Accademia di Belle Arti di Verona. Tiene un corso di Estetica filosofica presso l’Università di Modena e Reggio Emilia e un corso di Estetica delle arti contemporanee presso l’Università di Verona. Ha tenuto un corso di Metodo, Critica e Ricerca nelle discipline artistiche, presso il CLEAC dell’Università Bocconi di Milano. Fa parte del Collegio Dottorale del Conservatorio di Venezia “B. Marcello”. Ha studiato presso l’Università Statale di Milano, l’Università di Verona e la Freie Universität di Berlino. Tra i suoi principali interessi di ricerca si segnalano l’Estetica, la filosofia della musica e la teoria della traduzione. Si è occupato di temi legati alla morfologia e alla filosofia della cultura. Suoi contributi sono stati pubblicati in riviste scientifiche nazionali e internazionali. È autore di La terra e il fuoco. Antinomie della cultura (Mimesis, Milano 2017), La formatività assoluta. Per una fisica dell’arte (Orthotes, Napoli-Salerno 2018) e Tradurre la musica. Goethe e la West-Eastern Divan Orchestra (Quiedit, Verona 2019). Cura la collana di volumi Darshanim (4 voll., 2021-2025) presso l’Editore Mimesis di Milano. 

10:45 | Gianni Tamanini (Conservatorio Bolzano) | Scrivere nel processo: una proposta onto-epistemologica per una partitura reattiva in una struttura dinamica mediata tecnologicamente

Nel contesto dell’arte intermediale post-digitale la partitura può emergere come un’interfaccia che articola le relazioni tra scrittura, gesto e ambiente. Da codice prescrittivo e normativo diventa un dispositif, secondo l’accezione di Agamben (2018), che media e rinegozia incessantemente significati attraverso processi di interazione e retroazione tra performer, tecnologie, media e ambiente. La sua forma più rappresentativa è la “partitura reattiva”, che va a definire, attraverso la sua funzione di “interfaccia ecologica” (Vicente e Rasmussen, 1992), l’ontologia stessa dell’ambiente performativo inteso quale struttura dinamica. Questa assume le caratteristiche di un network relazionale e interattivo: i confini tra autore, interprete e sistemi tecnici diventano liminali, e l’opera stessa si configura come luogo di agenzia distribuita. Il dispositif-partitura è un ambiente di senso, un campo in cui semiosi e prassi coincidono. È una “mappa” deleuziana (Döbereiner, 2022): dinamica, situata, parziale, capace di orientare ma anche di disorientare. Il “significato” dell’opera non rappresenta il mondo con eventuali riferimenti metamusicali, ma attraversa la mappa, la traccia dall’interno, inscrivendo segni in un flusso di esperienza situata. Le sue affordances emergono nell’atto, nella sua attivazione pragmatica, e rivelano un’estensione ecologica della conoscenza, in cui percezione, gesto e ambiente operano in un’unica dimensione integrata.

All’interno di questo framework si colloca la ricerca in corso del mio progetto di dottorato, orientata alla individuazione di strategie per una proposta strutturata di partitura reattiva. La metodologia di ricerca adottata è di tipo practice-based e si rifà in particolar modo alla curatela di Doğantan-Dack “Artistic Practice as Research in Music: Theory, Criticism, Practice”, e viene collocata all’interno del frame definito da George Steiner in “Vere presenze”. La validazione non si basa su criteri di ripetibilità o falsificazione, ma su coerenza interna, capacità trasformativa e documentazione rigorosa dei processi. Il sapere si manifesta come esperienza situata e condivisa, il ricercatore-artista agisce come osservatore-partecipante e sviluppa una dinamica di ricerca ciclica che include esplorazione, problem solving, test comparativi e riflessione sistemica.

La presentazione introdurrà il framework onto-epistemologico qui delineato e la metodologia di ricerca adottata, mostrando esempi concreti della dinamica di ricerca e dei primi test verso la definizione di una partitura reattiva pienamente operativa.

Gianni Tamanini, compositore elettro-acustico, sound artist e dottorando in Arti Creative Sonore presso il Conservatorio di Bolzano. Laureato con lode e menzione d’onore in Musica Elettronica, e in Sociologia, si muove tra musica elettroacustica, colonne sonore, sound design e ricerca. Ha composto le colonne sonore per alcuni film sperimentali di Jos Diegel e del collettivo GodModE, premiati a livello internazionale. Collabora con la danzatrice Stefania Bertola e ha curato la postproduzione audio per diverse opere audiovisive locali e per la Zelig School of Cinema. Le sue composizioni sono state eseguite in varie sedi tra cui LUB e Museion di Bolzano, Centro Ricerche Musicali (Roma) e Silence (Bari). Finalista al Premio Nazionale delle Arti e vincitore della call Mid-Side 2021, ha pubblicato per Empirica Records. Affianca all’attività artistica quella di ricerca, con contributi pubblicati, tra cui Fare musica assieme (DIMMI 2022), e altri in uscita.

11:30 | Davide Baldo (Conservatorio Trento) | Interacting boundaries: partecipazione e ritualità in Kathinka’s Gesang di Karlheinz Stockhausen

Il progetto “Interacting boundaries: partecipazione e ritualità in Kathinka’s Gesang di Karlheinz Stockhausen” nasce all’interno di una ricerca dottorale volta a indagare le modalità con cui le tecnologie interattive possono favorire nuove forme di coinvolgimento del pubblico nella performance di musica d’arte contemporanea. In particolare, il lavoro si concentra sull’opera Kathinka’s Gesang als Luzifers Requiem, secondo atto di Samstag aus LICHT, quale caso di studio per esplorare l’intersezione tra performance strumentale, elettronica e partecipazione attiva dell’audience. Nella prima parte della lecture-performance verrà presentato un inquadramento storico, estetico e teorico del brano, con riferimento al più ampio ciclo LICHT, concepito da Stockhausen come “opera cosmica” di sette giorni, in cui ogni parte corrisponde a una dimensione spirituale e a una specifica articolazione del suono-luce. Kathinka’s Gesang – scritto originariamente nel 1983 per flauto ed elettronica o per flauto e sei percussionisti – rappresenta un momento chiave della riflessione stockhauseniana sulla morte, la trasfigurazione e la purificazione del suono. La struttura del brano, articolata in ventiquattro studi, assume una funzione rituale: un percorso di iniziazione sonora, in cui l’esecutore agisce come mediatore tra mondo terreno e dimensione spirituale. La seconda parte della presentazione offrirà una contestualizzazione del brano alla luce della poetica e della visione di Stockhausen, ponendo l’accento sul ruolo dell’interprete come figura liminale, sospesa tra gesto performativo, atto liturgico e ricerca spirituale. Tale prospettiva verrà illustrata anche attraverso riferimenti tratti dai Texte zur Musik e da materiali d’archivio della Stockhausen Stiftung, evidenziando come il compositore intendesse la musica come veicolo di trasformazione percettiva e coscienziale. La parte performativa proporrà quindi un breve frammento filologico di Kathinka’s Gesang (ad esempio tre dei ventiquattro studi), eseguito nella versione per flauto ed elettronica, nel rispetto della notazione originale e dei parametri di spazializzazione concepiti dall’autore. L’esecuzione sarà poi paragonata con l’integrazione di un prototipo interattivo partecipativo, sviluppato in collaborazione con Prof.Raul Masu, che consentirà al pubblico di intervenire in tempo reale sulla performance mediante smartphones o tablets. Attraverso un’interfaccia dedicata, gli spettatori potranno modificare in modo controllato alcuni aspetti sonori (riverbero, spazializzazione, parametri di sintesi), diventando così co-autori dell’esperienza sonora. Questa sperimentazione non intende “aggiornare” il linguaggio di Stockhausen, ma piuttosto reinterpretarne la dimensione rituale e partecipativa alla luce delle tecnologie contemporanee ed ampliarlo esplorando conseguentemente lo spazio di relazione con il pubblico. L’obiettivo è esplorare come l’interattività possa ampliare la percezione e la consapevolezza dell’ascolto, favorendo un rapporto più diretto e immersivo con l’opera. In conclusione, la lecture-performance Interacting boundaries si propone come spazio di riflessione e sperimentazione sulla relazione tra suono, gesto, pubblico e tecnologia, ponendo le basi per una futura raccolta dati qualitativa sull’esperienza partecipativa. I risultati preliminari costituiranno il punto di partenza per una più ampia indagine sulle strategie di coinvolgimento dell’audience nella musica d’arte contemporanea, con l’obiettivo di delineare nuovi modelli di fruizione e nuove ecologie della performance.

Davide Baldo. È ricercatore nell’ambito del Dottorato d’Interesse Nazionale, “Artistic Research on Musical Heritage” presso il conservatorio “F. A. Bonporti” di Trento, curricolo “Performance e Audience” (supervisore Cosimo Colazzo) e il primo interprete maschile ad essere stato scritturato per il ruolo del ‘Black Cat’ nel ciclo Licht di K. Stockhausen (Holland Festival 2019, NL). Dedito alla musica contemporanea e membro di Lucerne Festival dal 2021, ha collaborato con diverse realtà tra cui Lucerne Contemporary Festival Orchestra (LFCO), Noord Netherlands Orkest, Orchestra giovanile “Luigi Cherubini”, Residence Orkest, Asko Schönberg Ensamble, Nationaal Jungen Orkest, Orchestra da camera di Trento “Ensemble Zandonai”, Alpen Symphonie Orchester, Orchestra dei Giovani Europei, NED ensemble, Kaolin Ensemble, Oerknal Ensemble, Motocontrario ensemble, Piccola Orchestra Lumiere, Orchestra Calamani sotto la bacchetta di direttori quali Gergiev, de Leeuw, Paszkowski, van Steen, Hermus e Fritzsch, Brönnimann, Holliger, Poppe, Wiegers esibendosi in sale come la Concertgebouw di Amsterdam, Konzerthaus di Berlino, Filarmonica di Berlino e KKL di Lucerna. Socio della SIMC è stato dedicatario di opere di compositori tra i quali Colazzo, Serafini, Mannucci, Trocchia, Orlandi, Popescu e Radeschi, collaborando inoltre con compositori come Tadini e Sani. Diplomatosi al Conservatorio “F. A. Bonporti” di Trento con il massimo dei voti, si è poi specializzato presso il Conservatorio Reale de L’Aja e l’Accademia Nazionale di “S. Cecilia” a Roma, sotto la guida di flautisti come Oliva, de Reede, e Pasveer. Si esibisce regolarmente in duo con l’arpista Vedovelli (Salis Duo) con la quale ha vinto numerosi premi internazionali, ed è membro di Agorart Ensemble.

Alla Sala Filarmonica di Rovereto, lunedì 17 novembre alle 20:30, il Trio Bisanti–Rizzello–Targa. Tra Ottocento e contemporaneo, con una prima assoluta di Cosimo Colazzo

17 Novembre 2025
20:30a22:00

La Sala Filarmonica di Rovereto ospita un concerto di particolare rilievo, che vede protagonisti tre interpreti del panorama cameristico italiano: Luigi Bisanti e Lucia Rizzello ai flauti, Alessandra Targa all’arpa. Una formazione raffinata, capace di valorizzare il repertorio originale per due flauti e arpa e di proiettarlo verso nuove prospettive espressive.

Luigi Bisanti, docente di flauto al Conservatorio “Tito Schipa” di Lecce, è solista riconosciuto a livello internazionale; molti interpreti di prestigio si sono formati presso la sua Scuola, attestandone l’autorevolezza artistica e didattica.
Lucia Rizzello, docente di flauto al Conservatorio di Milano e all’Accademia di Lubiana, è interprete apprezzata per la profondità stilistica e la versatilità.
Alessandra Targa, arpista con significative esperienze concertistiche, insegna arpa al Conservatorio di Lecce e si distingue per una sensibilità musicale attenta alle contaminazioni e alla contemporaneità.

Il programma attraversa un ampio arco storico, dall’Ottocento alla musica dei nostri giorni, offrendo un caleidoscopio di linguaggi, atmosfere e immaginari sonori. In questo percorso si inserisce la prima esecuzione assoluta di “Volte” per due flauti e arpa di Cosimo Colazzo, opera in tre pannelli che esplora relazioni mobili, trasparenze timbriche e flussi poliritmici, componendo un gioco di rimandi, slittamenti e prospettive cangianti. Accanto a pagine di carattere immaginifico, il concerto propone anche lavori più concentrati sul dosaggio minimo di forme e sonorità, delineando un itinerario capace di mettere in risalto la qualità e la duttilità dell’organico.

Programma

P. Gaubert (1879–1941)
Divertissement Grec per 2 flauti e arpa

H. Berlioz (1803–1869)
Dans cette ville immense da L’enfance du Christ per 2 flauti e arpa

C. Colazzo (1964)
E allora la voce, la morte II (2017/2024) per flauto in Sol e arpa

A. Dvořák (1841–1904)
Berceuse per 2 flauti e arpa

C. Colazzo
Volte 1–2–3 per 2 flauti e arpa — prima esecuzione assoluta

J. Ibert (1890–1962)
Deux Interludes per 2 flauti e arpa
– Andante espressivo
– Allegro vivo

F. Doppler (1821–1883)
Andante e Rondo per 2 flauti e arpa
– Andante
– Rondo – Allegretto con moto

L’ingresso al concerto è libero

Nuova opera per organo mesotonico ed ensemble di Cosimo Colazzo. Concerto presso l’Accademia di Smarano – domenica 16 novembre, ore 17:00

16 Novembre 2025
17:00a19:00

Domenica 16 novembre, alle ore 17:00, presso l’Accademia di Smarano, sarà presentata in concerto una nuova e articolata opera di Cosimo Colazzo, composta per organo mesotonico ed ensemble. L’organizzazione è dell’Associazione Culturale Piazza del Mondo e dell’Accademia internazionale d’organo e tastiere storiche di Smarano.

Il lavoro si configura come un vero arcipelago di pezzi, nei quali l’organo dialoga con due gruppi strumentali che si definiscono in geometrie differenti lungo il percorso dell’opera. La struttura si apre così a una pluralità di prospettive sonore, a mutamenti di densità, a configurazioni che alternano atmosfere sospese e proiezioni poliritmiche di grande vitalità. Con Le lunghe campate, un taglio, Colazzo conferma la sua ricerca compositiva attorno alla forma come processo aperto e dinamico, alla pluralità dei tempi e delle voci, alla tensione tra architettura e fragilità del suono. L’opera si inserisce nel percorso di esplorazione che caratterizza il suo lavoro più recente, in cui l’ascolto diviene spazio, respiro, interrogazione.

In filigrana, e sempre con misura estremamente personale, l’opera lascia affiorare innesti e citazioni: da Bach, in alcuni momenti, e dal repertorio quattrocentesco delle Sequenze, come reminiscenze che illuminano il tessuto sonoro contemporaneo da angolazioni inattese.

Ne scaturisce una composizione che tiene in tensione presente e passato, tanto nel trattamento degli strumenti quanto nell’articolazione del discorso musicale, costruendo un ponte vivo tra la tradizione delle tastiere storiche e una visione creativa apertamente rivolta al presente, al futuro.

Interpreti del concerto sono: Simone Vebber (organo), Agorart ensemble nella formazione con Davide Baldo (flauto e flauto in Sol); Luigi Bisanti (flauto); Lucia Rizzello (flauto) ; Emanuele Dalmaso (clarinetto), Filippo Corbolini (sax baritono e soprano); Flora Vedovelli (arpa); Alessandra Targa (arpa), Cosimo Colazzo (direttore).

L’ingresso al concerto è libero

“Francisca”, opera di Cosimo Colazzo e libretto di Giuliana Adamo, rappresentata al Teatro Rosmini sabato 15 novembre alle 20:30, nell’ambito della stagione operistica di Euritmus

15 Novembre 2025
20:30a22:00

Teatro Rosmini, Rovereto
Sabato 15 novembre, ore 20:30

FRANCISCA
Opera di Cosimo Colazzo
Libretto di Giuliana Adamo

Regia di Barbara Broz

Il Teatro Rosmini ospita sabato 15 novembre alle ore 20:30 la rappresentazione teatrale di Francisca, opera di Cosimo Colazzo su libretto di Giuliana Adamo, in una nuova veste scenica che intreccia musica, teatro e immagine. Organizza Associazione Euritmus nell’ambito del suo programma operistico del 2025. Francisca è lavoro che affonda nel cuore oscuro del Seicento e porta alla luce la storia vera di Francisca-Francisco, figura sospesa tra identità negate e accuse persecutorie, travolta dalla violenza del pregiudizio e del potere inquisitorio.

Interpreti e ensemble
Patrizia Zanardi, soprano, nel ruolo di Francisca
Gianni Giuga, baritono, nel ruolo dell’Inquisitore
Giuseppe Calliari, voce recitante
MP Saxophone Quartet:
Emanuele Dalmaso (sax soprano), Mattia Grott (sax contralto),
Filippo Corbolini (sax tenore), Simone Dalcastagné (sax baritono)
Direzione: Cosimo Colazzo
Effetti video: Luca Bona e Alessandro Coppola
Interventi di danza: Scuola Tersicore – Spazio Danza


L’opera prende spunto dal racconto-documento di Maria Attanasio Correva l’anno 1698 quando nella città avvenne il fatto memorabile e ricostruisce la vicenda di Francisca, giovane contadina povera, accusata di essere “homofemmina” e marchiata come strega. Al centro della scena, il confronto in tribunale con l’Inquisitore Don Bonaventura Cappello diventa luogo di un conflitto più vasto: cecità contro ragione, calunnia contro verità, potere che si incrina di fronte all’umanità di chi tenta soltanto di esistere.

La musica di Colazzo scava nei chiaroscuri interiori dei personaggi, in ciò che resta quando cadono le maschere dell’istituzione e affiorano dubbi, lacerazioni, domande. Nel dialogo tra voce, strumenti e immagini si disegna un paesaggio emotivo dove identità e ruoli sociali si rivelano fragili costruzioni. Francisca esplora le zone incertissime dove le storie personali sfuggono alle definizioni e aprono varchi inattesi, in cui l’ordine costituito vacilla e la coscienza cerca una propria luce.

Uno spettacolo che porta in scena il dramma della diversità, ma anche la possibilità di uno sguardo nuovo, capace di ascoltare ciò che del passato continua a bruciare e a chiedere voce.

Per info dettagliate: https://www.euritmus.com/251115_francisca/

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A San Pietro in Lama, domenica 9 novembre, il Trio Luigi Bisanti, Lucia Rizzello, Alessandra Targa esegue due brani recenti di Cosimo Colazzo

9 Novembre 2025 18:00a10 Novembre 2025 20:00

Un concerto per due flauti e arpa si tiene domenica 9 novembre 2025, a San Pietro in Lama, alle ore 18, nell’ambito del Festival “La voce degli angeli”, organizzato dal Conservatorio di Lecce e da Accademia dei Serenati. Interpreti i flautisti Luigi Bisanti e Lucia Rizzello e l’arpista Alessandra Targa. Un programma raffinato e composito ha visto l’esecuzione anche di due opere recenti di Cosimo Colazzo: una per flauto in Sol e arpa, dal titolo “E allora la voce, la morte II”; l’altra per due flauti e arpa dal titolo “Volte”. In un contesto storicamente e artisticamente significativo, un concerto di raffinata espressività, seguito da un pubblico folto e attento.

Nell’ambito della rassegna “Porte aperte al cuore”, presso il Santuario San Filippo Smaldone a Lecce, il Trio Luigi Bisanti, Lucia Rizzello, Alessandra Targa ha eseguito due brani recenti di Cosimo Colazzo

8 Novembre 2025
20:00a22:00

Nell’ambito della rassegna “Porte aperte al cuore”, Festival giunto alla XVII edizione presso il Santuario San Filippo Smaldone a Lecce, sabato 8 novembre alle 20, il Trio Luigi Bisanti, Lucia Rizzello, Alessandra Targa ha eseguito due brani recenti di Cosimo Colazzo. Un brano per flauto in Sol e arpa, dal titolo “E allora la voce, la morte II”, e un brano per due flauti e arpa “Volte”. Pubblico folto e concentrato per un concerto di grande impegno e raffinatezza. A questo link, la registrazione del concerto, dalla diretta live di Facebook: https://www.facebook.com/reel/2188772241613561

Nuove opere in prima esecuzione assoluta dal progetto “Present Past” dell’Accademia Internazionale di Smarano al Festival Organistico del Salento

9 Novembre 2025
20:00

Lecce, 9 novembre 2025

Nuove opere per organo storico e clavicembalo dal workshop “Present Past” organizzato dall’Accademia Internazionale d’organo e tastiere storiche di Smarano (Trento).
Concerto alla Chiesa di Sant’Anna di Lecce – Festival Organistico del Salento

Domenica 9 novembre, alle ore 20:00, la Chiesa di Sant’Anna di Lecce ospita il concerto conclusivo del progetto Present Past, esito del workshop tenutosi nei mesi scorsi a Smarano, organizzato dall’Accademia Internazionale di Organo e Tastiere Storiche di Smarano in collaborazione con l’Associazione Culturale Piazza del Mondo, e che ha visto, quali docenti, Cosimo Colazzo, Francisco Martin Quintero, Cèsar Camarero, Maricarmen Asenjo Marrodan, Armando Carideo, Michele Chiaramida.

Il percorso laboratoriale – che ha coinvolto giovani compositori internazionali – ha portato alla creazione di nuove opere per organo storico e clavicembalo, in un dialogo originale tra strumenti antichi e pensiero compositivo contemporaneo.

Protagonista del concerto sarà Lorenzo Ciaglia, interprete all’organo e al clavicembalo, che proporrà in prima esecuzione diverse nuove composizioni.

Il programma comprende musiche dei docenti del corso:

  • Cosimo Colazzo
  • Francisco Martín Quintero
  • Cèsar Camarero
  • Maricarmen Asenjo Marrodán

Accanto a loro, le opere degli studenti selezionati del workshop:

  • Augustin Maestre
  • Pablo Pascual Gonzales
  • Antonio Robalo Cabrera

Present Past rappresenta un progetto di forte valore culturale, che mette in relazione passato e presente, strumenti storici e creatività odierna. Un laboratorio di ricerca e di confronto artistico che pone le antiche tastiere al centro di una rinnovata ispirazione compositiva.

Il concerto si inserisce nel cartellone del Festival Organistico del Salento, confermando la vocazione della rassegna verso l’innovazione, la formazione e la promozione delle nuove generazioni di interpreti e compositori.

“Amor, quando fioriva…” Una giornata di studi sulla produzione profana di Giovanni Pierluigi da Palestrina. Mercoledì 22 ottobre 2025 a partire dalle ore 9:00 presso la Biblioteca Nazionale Centrale a Roma. Un intervento di Cosimo Colazzo sui tratti della produzione madrigalistica di Palestrina, a confronto con Alessandro Banchieri, attraverso un parallelo parodizzante di quest’ultimo, che certifica l’intenzione di un linguaggio altro e diverso, maggiormente realistico e drammatizzante

22 Ottobre 2025
09:00

“Amor quando fioriva…”. Giornata di studi sulla produzione profana di Giovanni Pierluigi da Palestrina. Mercoledì 22 ottobre 2025 – Biblioteca Nazionale Centrale di Roma, Sala Macchia (Viale Castro Pretorio 105), a partire dalle ore 9:00

Nell’ambito delle Celebrazioni Palestriniane per il Cinquecentenario della nascita di Giovanni Pierluigi da Palestrina, si terrà mercoledì 22 ottobre 2025, presso la Sala Macchia della Biblioteca Nazionale Centrale di Roma, la giornata di studi “Amor, quando fioriva …”, interamente dedicata alla produzione profana del grande maestro del Rinascimento.

L’iniziativa, curata dall’Istituto di Bibliografia Musicale di Roma e dall’Associazione Culturale Recercare, è organizzata in collaborazione con il Comitato Nazionale e la Fondazione Palestrina, e si propone di approfondire gli aspetti storici, poetici e stilistici della scrittura madrigalistica e profana di Palestrina, figura emblematica della tradizione polifonica italiana.

Presiede il convegno Giacomo Rostirolla, tra i più autorevoli studiosi del Rinascimento musicale.
Il coordinamento scientifico è a cura di Marco Angelini, Benedetto Cipriani e Salvatore De Salvo Fattor.

Tra i relatori figurano Cosimo Colazzo, Marco Della Sciucca, Bianca Maria Antolini, Mario Carrozzo, Giuliano Ciliberti, Maria Luisi, Maria Cristina Paciello, Chiara Pelliccia, Giacomo Sciommeri e Paolo Teodori.

L’intervento di Cosimo Colazzo intende approfondire la produzione madrigalistica di Palestrina, evidenziandone i tratti di scrittura estremamente composta e sorvegliata, votata a ottenere effetti contemplativi e di interiorizzazione del dato di realtà e del sentimento amoroso. Colazzo pone a confronto un madrigale palestriniano sottoposto a parodizzazione da parte di Adriano Banchieri, illustrando come quest’ultimo operi per abbassare il tono aulico tramite un’ironia dissacrante, certificando al contempo una diversa formula di linguaggio, più realistica e drammatizzante, e aprendo così nuove prospettive di lettura sulla ricezione e trasformazione della musica rinascimentale.

A conclusione della giornata, alle ore 17:00, sempre presso la Sala Macchia, si terrà un concerto dedicato alla produzione profana di Palestrina, che offrirà l’occasione di ascoltare dal vivo alcune delle sue pagine più raffinate e meno frequentate, restituendone il fascino poetico e musicale.

L’iniziativa conferma la vitalità della ricerca intorno alla figura di Palestrina e il costante dialogo tra studio, esecuzione e valorizzazione del patrimonio musicale italiano.

“Illuminazioni”: giornata di studi al Conservatorio “F.A. Bonporti” di Riva del Garda, martedì 14 ottobre 2025. Un intervento di Cosimo Colazzo su “Coptic Light”, opera per orchestra di Morton Feldman.

Una giornata interamente dedicata al tema dell’“illuminazione” nella musica si è svolta martedì 14 ottobre presso il Conservatorio “F.A. Bonporti” – sede di Riva del Garda.
L’iniziativa ha riunito studiosi, compositori, musicisti e dottorandi di ricerca provenienti da vari Conservatori italiani, in un confronto interdisciplinare sui molteplici significati che l’idea di luce e rivelazione assume nell’esperienza musicale: dal simbolo e dalla percezione, fino alle dimensioni timbriche, formali e spirituali.

Nel corso della giornata si sono alternati interventi e riflessioni teoriche, analisi di opere e momenti di ascolto guidato, delineando un percorso che ha intrecciato prospettive estetiche, compositive e percettive.

Tra gli interventi, quello di Cosimo Colazzo, docente di Composizione al Conservatorio “F.A. Bonporti”, che ha presentato una relazione dedicata a Morton Feldman e alla sua opera Coptic Light.
Colazzo ha approfondito il linguaggio del tardo Feldman, soffermandosi sul trattamento della figura, dei pattern, dell’orchestra e della forma, fino a delineare quella particolare condizione sospesa e rarefatta che il compositore definiva come “un fermo immagine vibratile”: una luce sonora che si manifesta nel tempo e nella percezione.

La giornata di studi ha rappresentato un importante momento di scambio tra ricerca, riflessione e pratica artistica, confermando il ruolo del Conservatorio “F.A. Bonporti” come luogo di dialogo e approfondimento sulla musica e le sue molteplici relazioni con il pensiero e le arti.