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Carlo Belli, teorico dell’arte astratta, e il suo debito dichiarato per la teosofia di Antonio Rosmini. Un dialogo a distanza

Un articolo di Cosimo Colazzo, apparso su L’Adige (1 luglio 2021), dedicato ai rapporti tra il pensiero estetico sull’arte astratta di Carlo Belli in rapporto al pensiero filosofico di Rosmini. Infatti Belli in più parti dichiara, oltre ad altri riferimenti filosofici, la teosofia di Rosmini come ispiratrice del suo pensiero dell’arte astratta.

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Il dibattito sulle questioni di genere si è fatto stringente. In un editoriale per il quotidiano “L’Adige” Cosimo Colazzo discute una prospettiva ecologica (Bateson) che anche in questo campo, dove vengono a confronto il privilegio maschile, antiche e nuove subalternità e minoranze, sappia generare una prospettiva dialogica basata sul carattere profondamente culturale delle distinzioni di genere (Goffman).

Il dibattito sui nuovi generi si è fatto stringente, invade società e politica creando reazioni, spinte e controspinte. Cosimo Colazzo interviene con un suo editoriale per il quotidiano “L’Adige”, pubblicato venerdì 7 maggio 2021. L’autore discute l’idea che i nuovi generi, quelli delle minoranze LGBTQ+ che chiedono riconoscimento e tutele legali, corrispondano – come taluno afferma, anche da ambiti progressisti – a una spinta eccessiva che rifiuta la radice biologico-naturale delle differenze di genere. Si tratta di assumere, invece, la condizione integralmente culturale di tutte le differenze di genere, anche di quella che taglia dicotomicamente maschile e femminile e che ha strutturato funzionalmente e in senso complementare le nostre società con i rapporti di potere prevalenti (Goffman). Una prospettiva ecologica alla Bateson, che è quella invocata da Colazzo, spinge per considerare le differenze di genere, di tutti i generi, senza pregiudizi, come articolazioni e segmentazioni dentro un sostanziale continuum che richiede soprattutto una radicale tolleranza

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“Désordre”, progetto dell’Associazione Culturale “Piazza del Mondo”, ora in un libro pubblicato da Armando editore, dal titolo “Désrodre. Futurismi di ieri e di oggi”. Disordine e disordinamento furono praticati a inizio ‘900 dal futurismo, ma hanno proiezioni, riplasmati profondamente, nell’oggi, come rispecchiamenti nella storia e nell’antico. Il libro è un affascinante viaggio che insegue le tracce, a volte carsiche, di questi concetti. A cura di Giuliana Adamo, con un saggio, tra altri, di Cosimo Colazzo.

Esce per i tipi di Armando Editore il libro Désordre. Futurismi di ieri e di oggi (a cura di Giuliana Adamo), frutto di un progetto dell’Associazione Culturale “Piazza del Mondo”, in collaborazione con Associazione Culturale “MotoContrario”, Associazione di promozione sociale “Accademia Internazionale di Smarano”, con il contributo di Provincia Autonoma di Trento, Comune di Rovereto, Regione Autonoma Trentino Alto Adige, Fondazione Cassa di Risparmio di Trento e Rovereto.

Nel libro si indaga, nella chiave del termine “désordre”, particolarmente suggestivo e produttivo, innanzitutto il futurismo della prima parte del XX secolo, ma, con questo, risonanze volte, da una parte, al passato storico, e, dall’altra, a un tempo a noi più prossimo. Il futurismo ha prodotto, all’inizio del ‘900, una rivoluzione, un sovvertimento profondo, totale, nel modo di considerare l’opera, la creatività, la comunicazione e la ricezione dell’opera. L’utopia futurista si nutre del disordine dei confini abituali in tutti i campi, rimescolando profondamente i rapporti tra le arti, il rapporto con il pubblico. Il principio del disordinamento è decisivo per il futurismo che vuole chiudere con l’ordine consolidato, in arte come in politica.

Cruciale è la figura di Fortunato Depero, il richiamo, in lui molto presente, a una profonda vocazione ludico-creativa e a un rapporto concreto-diretto, sin tattile con l’arte e i suoi materiali (di questo si occupa l’intervento di Salvatore Colazzo). Ma importante è anche l’opera di Aldo Palazzeschi, con le sue innovative costruzioni poetiche, l’ironia spiazzante, e anche qui il gioco e certa malinconia che vi si collega (l’intervento di Giuliana Adamo sulle poesie giovanili di Palazzeschi). In musica troviamo figure come Russolo, Casavola, e, pur non strettamente futurista, comunque sodale con lo spirito moderno e modernista che il movimento incarna, Casella: tutti volti a emancipare rumore e dissonanza. Esperienze successive ricercano dentro le possibilità costruttive del disordine, oppure disperdono l’opera dentro la vita sociale (continuando a evidenziare risonanze col futurismo); sino alla caduta dell’orizzonte del futuro, tratto malinconico e ombroso di quel minimalismo che sembra stare in un continuo presente (l’intervento di Cosimo Colazzo copre un tale disegno nella traccia di concetti-chiave come “disordine” e “futuro”). Ma il libro tratta del tema del disordine anche in riferimento al passato, che non mancava di dialogo, anzi poteva ricercare la relazione con il polimorfo e il molteplice, come per le silve rinascimentali, enciclopedie di curiosità che fanno della diversità, del disordine, del salto logico un motivo di costruzione (così l’intervento di Paolo Cherchi). Emilio Villa rappresenta una spinta propulsiva, centrifuga allo sperimentalismo poetico, vissuto nel gioco linguistico-sonoro, che apre le lingue singole al plurilinguismo, la catena logico-semantica alla catena logico-sonora, nel mentre emergono schegge di senso capaci di sferzare attitudini di vita tranquilla e ordinata (su questo l’intervento di Bianca Battilocchi). Infine una poesia, densa di citazioni e correlazioni sonore (di Marco Sonzogni). Bellissima la copertina per il libro, di Silvio Cattani.

Sommario del libro.http://www.piazzadelmondo.it/wp/wp-content/uploads/2021/04/Sommario-D%C3%A9sordre.pdf

Gli autori dei saggi. – http://www.piazzadelmondo.it/wp/wp-content/uploads/2021/03/Pagine-da-ADAMO-De%CC%81sordre-15-x-21.pdf

Qui la scheda del libro sul sito della casa editrice: https://www.armandoeditore.it/catalogo/desordre-futurismi-di-ieri-e-di-oggi/

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INFO:

Associazione Culturale “Piazza del Mondo” – Rovereto

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www.piazzadelmondo.it

Armando editore – Roma

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Differenza sessuale e differenza di genere. Su questo si gioca un confronto che è anche di gerarchie e precedenze nel discorso politico. Stranamente il femminismo radicale resiste a considerare ovvio l’ingresso di altri generi (la galassia LGBTQ+) nell’alveo di una considerazione politica forte e sancita. Di queste tematiche, che sono giocate su un piano filosofico ma hanno evidente proiezione politica, tratta Cosimo Colazzo in un suo editoriale per l’Adige.

Il femminismo radicale si è nutrito del pensiero della differenza sessuale, richiamando la diversità biologica del femminile per mettere a fuoco e orientare un pensiero che si è formulato e deve formularsi come alternativo. In questo quadro il sopravvenire di altri generi (la galassia LGBTQ+) che reclamano voce secondo un’idea più ampia della pluralità del genere e delle identità minoritarie, evidentemente mettono sullo sfondo il biologico e chiedono presenza politica.

Cosimo Colazzo ne tratta in un editoriale pubblicato dal quotidiano L’Adige venerdì 30 aprile, discutendo sia il femminismo radicale, sia certo settorialismo “territoriale” dell’attivismo LGBTQ+ che fatica a separarsi dallo specifico identitario, mentre sarebbe utile il dialogo e il mescolamento dei discorsi.

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Articolo di Cosimo Colazzo, per L’Adige, dedicato a Valentina Pedicini, regista recentemente scomparsa, che ha elaborato una sua poetica del documentario, volta a cogliere la realtà dei margini attraverso le immagini di realtà al tramonto che, nel crepuscolo, testimoniano una cultura, un mondo che ha costruito vite, tessuto comunità

Cosimo Colazzo ha scritto un articolo-editoriale per l’Adige, dedicato a Valentina Pedicini, regista recentemente scomparsa, la cui filmografia si esprime soprattutto nel genere documentario cogliendo alcune realtà osservate e riprese in un crinale critico. Sono vite ai margini, disperatamente arroccate in un loro mondo che volge al tramonto, rese da immagini sensibili, prossime al silenzio. Parla dei margini delle società, dei persi al mondo: quelli che si sono chiusi in un proprio universo, come nel caso del racconto di una strana setta che coniuga religione e arti marziali; una periferia degradata a Brindisi, dolce e attonita, le famiglie che hanno un parente, figlio, marito finito in carcere, ciò che resta dell’economia del contrabbando di sigarette, ora sostituita da altri più spietati traffici; il lavoro nelle miniere del Sulcis, i suoi ultimi sussulti, le vite aggrappate a un mondo che ha plasmato generazioni e famiglie, elemento di identità che non si vuole perdere.

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Francisca. L’opera di Cosimo Colazzo disponibile online sul sito del Festival “Nuova Consonanza”

Francisca, opera di Cosimo Colazzo su libretto di Giuliana Adamo, data in prima assoluta nell’ambito della 57a edizione del Festival “Nuova Consonanza” di Roma, in forma live streaming domenica 29 novembre 2020 alle 21, resta disponibile per il pubblico interessato sul canale YouTube di “Nuova Consonanza”. Di seguito link utili:

https://youtu.be/l1L8t5opj1k

https://www.youtube.com/watch?v=l1L8t5opj1k

“Francisca”, in streaming, per il Festival Nuova Consonanza a Roma. La nuova opera di Cosimo Colazzo su libretto di Giuliana Adamo e un cast d’eccezione, con Roberto Abbondanza, Patrizia Zanardi, Massimo Venturiello e l’MP Saxophone Quartet

29 Novembre 2020
21:00a22:30

Tempi di pandemia, emergenza sanitaria, e di resilienza assoluta per il mondo dello spettacolo, della musica. Così può accadere che anziché desistere, appunto, si resista, e allora un cartellone articolato, complesso, con tantissime nuove produzioni, numerosi artisti, veda comunque la luce, anche in tempi così difficili. Non in presenza, ma in streaming. E’ il caso del 57. Festival “Nuova Consonanza” a Roma. Festival glorioso, dotato di un prestigio assoluto, che viene da decenni di ricerca e militanza nel segno delle musiche nuove, attraversato, nel tempo, dai nomi internazionali più importanti. “Laborintus 2.0” il titolo-traccia che si è voluto dare a quest’edizione della manifestazione che si svolgerà dal 27 novembre al 20 dicembre prossimi: a dire la complessità della ricerca e anche del mondo attuale, che non sembra offrire facili approdi, ma impone di mettersi in cammino, di ricercare, di trovare una strada. All’interno del festival, domenica 29 novembre, alle 21, è in programma, in streaming per il pubblico (l’ingresso è libero) sul canale youtube di Nuova Consonanza (https://www.youtube.com/channel/UC1GaFBR-MM0j_RYMvNuUbnw), la nuova opera di Cosimo Colazzo, dal titolo “Francisca”, su libretto di Giuliana Adamo liberamente ispirato a un racconto di Maria Attanasio pubblicato da Sellerio.

Un’opera che tratta del tema dell’identità, ricercata, trovata, in un equilibrio tutto personale (Francisca è donna, ma opera pubblicamente come un uomo), che la società fatica ad accettare; della sanzione morale che presto raggiunge la protagonista, anche sotto forma di un processo intentato dall’Inquisizione. Una drammaturgia tra i personaggi e interna ai personaggi evolve esibendo contrasti, perdite di sé, dubbi, risoluzioni. Il tutto attraverso il canto di un baritono (L’Inquisitore), di un soprano (Francisca), di una voce recitante (che lega vicende, commenta, suscita riflessioni), e di un quartetto di sassofoni. Un cast d’eccezione per l’opera, con i cantanti Roberto Abbondanza, Patrizia Zanardi, la voce recitante dell’attore Massimo Venturiello, e il suono strumentale di MP Saxophone Quartet.

Francisca – dicono le cronache di fine Seicento della sicula Caltagirone – è donna, ma si comporta da uomo, fa lavori da uomo. Presto le malelingue la perseguitano. Di più, nasce la diceria che sia strega. Finisce davanti al Tribunale dell’Inquisizione. E qui non può opporre che le ragioni di una vita umile che ha scelto quello strano modo di esistere per ragione di necessità. Perso il marito, così ha potuto lavorare, d’altra parte bravissima nei lavori dei campi. L’Inquisitore è la sentenza dura del potere, la sanzione morale contro il disordine dei comportamenti che non possono essere ammessi. Eppure una luce s’insinua nell’Inquisitore, l’idea che Francisca o Francisco non facciano nulla di male in effetti. In quella forma hanno trovato un posto nel mondo, e vi danno un loro contributo. L’Inquisitore, preso in un travaglio critico-emotivo, dall’alto del suo potere stabilirà che Francisca possa andare assolta.

La musica è prevalentemente sillabica, a disegnare il potere che articola, misura, assegna valore. Il canto dell’Inquisitore è ritmico, incisivo, sillabato, E’ un’istanza morale che sa, conosce, a cui tutto deve ricondursi. E’ principio di ordine. La donna non può misurarsi con questo statuto del potere. Protesta la sua innocenza, ma sente anche di stare perdendosi, di essere ormai presa in un meccanismo più grande che farà di lei un esempio in negativo: ciò che non può essere ammesso, ciò che va disperso perché fattore di disordine. Presagi di morte la raggiungono. Il suo canto non sa misurarsi con la ragione dura e angolosa dell’Inquisitore. E’ canto che liricamente si apre al dolore, per ripiegarsi, infine rendersi ossessivamente ribadito, lamento funebre in un intorno di macchia sonora.

Ma la sua condizione per cui è diversa ma anche innocente, inerme di fronte a un mondo che vorrebbe sventagliarla via, costituisce una domanda per l’Inquisitore. Perché l’accanimento? Perché l’autorità deve essere sorda al richiamo degli individui, di coloro che sono ai margini ma hanno un diritto di voce? L’Inquisitore è colto, ha letto Bruno, legge i nuovi filosofi preludi all’illuminismo alle porte. Il canto dell’Inquisitore resta rovello critico anche quando emotivamente si accende nella spinta a porsi in dubbio. Infine la sentenza, in un intorno placido che è un’onda continua di suono: Francisca è assolta. Nessuna retorica vittoria alla fine. Anzi il suono strumentale si dirige al grave e al silenzio, come a significare che il mondo resta traversato da contraddizioni e ingiustizie, e dal caso, anche se talvolta s’accende della luce del coraggio e del bene.

Molti i temi di quest’opera: diversità, identità di genere, rapporto con il potere che controlla e giudica, con la società che a volte comprime e annulla gli individui quando diversi dal modello prevalente. E canta la necessità della tolleranza, che illumina variabilmente gli individui, secondo le loro vitali differenze.

Il libretto  dell’opera

Qui un’intervista al compositore, riguardante l’opera Francisca, apparsa sulla rivista “Quinte parallele”.

Alcune note su:

Cosimo Colazzo, autore della musica;

Giuliana Adamo. autrice del libretto.

E sugli interpreti:

Roberto Abbondanza
(L’Inquisitore – baritono)
Patrizia Zanardi (Francisca – soprano)
Massimo Venturiello (Voce recitante)
Mp Saxophone Quartet

Un editoriale di Cosimo Colazzo, su L’Adige, contro la chiusura di sale da concerto e teatri

29 Ottobre 2020

Il governo ha chiuso drasticamente tutte le occasioni dello spettacolo dal vivo: sale da concerto, sale cinematografiche, teatri.

Un editoriale di Cosimo Colazzo sul quotidiano “L’Adige” del 29.10.2020, riflette sui contesti, le condizioni, gli effetti di una scelta che colpisce duramente il settore e che appare, per molti versi, incomprensibile.

L’articolo in formato PDF

Francisca. Un’opera sull’identità di genere e contro il pregiudizio. Da un racconto di Maria Attanasio, con il libretto di Giuliana Adamo, un’opera da camera con due voci cantanti, una voce recitante e un quartetto di sassofoni. L’anteprima a Rovereto e la prima assoluta a Roma per Nuova Consonanza.

3 Novembre 2020
20:30a22:30
15 Novembre 2020
20:30a22:30

Francisca è donna, ma si traveste da uomo per poter lavorare nei campi, dove è di un’abilità magistrale. Deve sopravvivere dopo la morte del marito. Volendo prendere nelle proprie mani il proprio destino, si fa uomo, perché così può essere indipendente, cercare lavoro, vivere del proprio lavoro. Siamo alla fine del Seicento. Viene scoperta, portata davanti all’Inquisitore. Che istruisce un processo, la interroga. La scopre nella sua vulnerabilità di donna, che ha scelto ciò che ha fatto per condurre una vita normale, sottrarsi a un destino di serva, prostituta o cos’altro. La diversità è stata la risorsa per darsi una dignità. L’Inquisitore – siamo alle soglie dell’illuminismo e la stessa Chiesa ne è tramata – la assolve e le consente di vivere autonoma e protetta per il futuro.

Una storia che mette in scena l’identità di genere, che ha a che fare con percezione di sé e percezione sociale. Portata su una scena d’opera, con la musica di Cosimo Colazzo.

In otto scene, un’ora e mezza di musica, gli scontri tra due opposti – l’Inquisitore e Francisca, il potere e l’inermità dell’essere femminile e del diverso, dell’innocente: la pressione ritmica, l’acuto inveire dell’uno, le proteste d’innocenza, il chiudersi in sé, il lirico ricordo, il perdersi in un ossessivo lamento prefigurante la morte vicina. Ma anche il mutare del convincimento dell’Inquisitore, i dubbi, lo scontro dentro di lui, l’affiorare delle parole semplici e vere di Francisca, e quindi la risoluzione di mandarla assolta. Una musica che sensibilmente segue la vicenda e le navigazioni interiori dei personaggi

Programmata l’anteprima dell’opera a Rovereto, con cantanti Roberto Abbondanza e Patrizia Zanardi, la voce recitante di Maria Chiara Serafini e l’MP Saxophone Quartet – Emanuele Dalmaso, Mattia Grott, Sveva Azzolini, Simone Dalcastagné -, alla Sala Filarmonica il 3 novembre, ore 20.30.

La prima assoluta a Roma, presso il Teatro di Villa Torlonia, per il Festival Nuova Consonanza, alle 20.30, stessi interpreti musicisti e canto, e la voce recitante di Massimo Venturiello.

Una nuova opera comica di Cosimo Colazzo. Al 41 festival “Nuovi Spazi Musicali” ad Ascoli

6 Ottobre 2020
20:30

Il compositore Cosimo Colazzo è autore di una vasta produzione, che spazia dalla musica strumentale (da camera, per orchestra) al teatro musicale. Quest’anno porta sulle scene due nuove recenti opere, che verranno presentate nelle prossime settimane, in prima esecuzione assoluta: un’opera comica, dal titolo La locandiera, Musicape e il giovin signore (il prossimo martedì 6 ottobre ad Ascoli Piceno per il festival Nuovi Spazi Musicali); e un’opera seria, dal titolo Francisca (il 15 novembre 2020 per il Festival Nuova Consonanza a Roma).

Il compositore Cosimo Colazzo

Un periodo proficuo e produttivo, quindi, che per varie congiunture si qualifica tutto nel segno dell’opera. Le tematiche trattate, nella diversità dell’intonazione – comica e buffa in un caso, seria nell’altro, – sono stringenti per noi oggi: il populismo, sottoposto a un umorismo sferzante nell’opera comica; l’identità di genere, che non sempre è riconosciuta, anzi suscita reazioni di distanziamento se non intolleranza, quando diverge da ciò che è ritenuto normale e accettabile: come accade nell’altra opera, Francisca.

L’autrice del libretto, Giuliana Adamo

Qui ci soffermiamo sull’appuntamento del prossimo martedì 6 ottobre. Alle ore 20.30, all’Auditorium Neroni ad  Ascoli Piceno, per la 41.a edizione del Festival Nuovi Spazi Musicali (che si avvale della direzione artistica della compositrice Ada Gentile) viene presentata al pubblico in prima assoluta, La locandiera, Musicape e il giovin signore, opera comica di Cosimo Colazzo su libretto di Giuliana Adamo. Sferzate d’ironia, funambolici giochi di parole, derive surreali, per ridere, beneficamente ridere delle maschere grottesche del populismo di oggi. Un basso (il giovin signore: Stefano Stella), un soprano (la locandiera: Annalisa Di Ciccio), un’attrice (Musicape: Pamela Olivieri). E l’ensemble in residence del Festival, composto da: Sabrina Gentili (pianoforte); Gabriele Boccio (violoncello); Giusy Di Biase (sax contralto); Riccardo Sanna (bayan); Luca Ventura (percussioni)

“L’opera – dice il compositore Colazzo – presenta una satira politica di estrema attualità su certo nostro populismo da spiaggia. Il giovin signore adombra un personaggio molto presente a cronache e social. La locandiera, che possiede lo spirito acuto dell’intelligenza popolare, gli tiene testa: sembra assecondarlo, ma per prendersene gioco. Musicape (nome che, nell’idea dell’autrice del libretto, Giuliana Adamo, richiama volutamente un personaggio favolistico della pittrice Maria Lai, la sua sensibilità e il suo impegno sociale) è personaggio che ronza intorno alle azioni,  le commenta attentissima a tutto, curiosa e pungente. Giochi linguistici, nel testo, nella musica: associazioni, innesti, scivolamenti, finestre di citazioni. C’è il gusto dello spiazzamento, ma anche un gioco molto serio, di riflessione su un mondo che ci è prossimo e vicino.”

Nella stessa serata, insieme con l’opera di Colazzo, viene presentata un’altra opera da camera breve, sempre comica, di Domenico Turi, dal titolo Non è un paese per Veggy-Gluten free, su testo di Federico Capitoni: storia di un regista vegano e ambientalista sopraffatto da un intorno tutto votato ai consumi antiambientalisti e carnivori.

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Cosimo Colazzo, La locandiera, Musicape e il giovin signore. Opera comica su libretto di Giuliana Adamo.
Festival Nuovi Spazi Musicali, Ascoli, 41a edizione
Martedì 6 ottobre 2020, ore 20.30, Auditorium “Neroni”, Ascoli Piceno

Prima esecuzione assoluta.